Vinco o ti uccido: la follia di Serena Williams

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 [oblo_image id=”1″] Quando scende in campo, è sempre convinta che nulla possa intromettersi tra sè e la vittoria. Se poi si trova a Flushing Meadows che è una sorta di seconda casa, ogni intralcio va eliminato. Senza badare troppo alla forma e alle conseguenze. Divorata dalla tensione agonistica, deve aver pensato qualcosa di simile Serena Williams durante la semifinale degli Us Open contro la belga Kim Kljisters. Sotto di un set e in svantaggio nel secondo parziale per 5-6 è bastata una chiamata del giudice di linea per far perdere la testa alla più piccola delle sorellone del tennis a stelle e strisce. Si è vista sanzionare il fallo di piede – una decisione per la verità piuttosto infelice – e si è scagliata contro l’assistente arbitrale apostrofandola con un’eloquente: “Ti faccio ingoiare questa pallina. Ti uccido” per poi chiosare con una frase tanto fastidiosa da apparire estranea al vocabolario di una tennista “Non sai chi sono io”. E’ arrivata l’inevitabile squalifica condita dall’incredibile sfacciataggine della campionessa che ha negato di aver detto ciò che era stato appena registrato da tutte le televisioni del mondo. Se la Williams appartiene nel ricordo di John McEnroe alla categoria dei campioni che incanalano il proprio furore agonistico contro l’arbitro, c’è chi preferisce rivolgere la rabbia verso se stesso. Sempre dal tennis arriva il caso del russo Mikhail Youzhny che in preda ad un attacco autolesionista dopo un errore si è colpito ripetutamente alla testa con la racchetta fino a procurarsi un profondo taglio sulla fronte. Un episodio da antologia: più comune assistere a chicche di antisportività nei confronti di avversari e pubblico. Per quanto mostrato, in materia si potrebbe dare una laurea honoris causa all’attaccante Emmanuel Adebayor che nell’ultima sfida di Premier League ha esibito tutto il repertorio di ciò che in campo non andrebbe fatto. La punta del Manchester City si trovava di fronte il suo recente passato nella sfida con l’Arsenal. Altro che abbracci: il togolese ha prima malmenato gli ex compagni (per informazioni chiedere a Van Persie sfregiato da una tacchettata orribilmente voluta) e poi ha fatto di corsa tutto il campo per andare sotto la curva dei tifosi avversari per deriderli nel festeggiameto del gol. Non c’è bisogno di ripetere che in certi casi non vale il detto mal comune, mezzo gaudio. E se magari arrivassero squalifiche pesanti, si lancerebbe un segnale. Perchè il fairplay non può essere bello solo a parole, altrimenti si colora di ipocrisia.