martedì, Gennaio 19, 2021
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Valerio vince nel nulla dello scempio Sanremo

Non poteva finire peggio. Il festivalone della Antonellona non poteva far altro che dare il colpo di grazia a quella che dovrebbe essere la cultura musicale popolarnazionale.

[oblo_image id=”2″]Alla fine l’ha spuntata, per il secondo anno consecutivo, un prodotto Mediaset: Valerio Scanu che, dei tre finalisti, è quello che ha presentato sicuramente il testo migliore, più melodico e più vicino allo stile “Sanremo”.

Tacciato di “solita” mancanza di qualità melodica e condito da tutte le altre polemiche, più o meno montate ad arte, il Festival numero 60 ha mandato in scena il suo più bel colpo di mano: scartati i super favoriti Povia, Irene Grandi e Malika Ayane (vincitrice del Premio della Critica “Mia Martini”) in finale sono arrivati due ripescati ed un “signor nessuno” neo big: il Principe Emanuele Filiberto con annessi tenore e “ranocchio” Pupo, almeno lui veterano del festival e della musica popolare italiana, Valerio Scanu, prodotto dell’accoppiata Mediaset/De Filippi e Marco Mengoni, nuovo strillone made in Rai/xFactor.

Fischi e boati polemici si sono alzati non solo dalla platea e dalla galleria ma, a grande sorpresa, anche dall’area orchestra da dove, alla notizia dell’esclusione di Malika Ayane, scandalosamente sono volati anche gli spartiti. Annicchilita la Clerici che ha comunque saputo fare un Festival per famigliole, condito dalle solite gaffes che la caratterizzano da anni e che spesso sono state la fortuna dei grandi protagonisti della tv.

Il Festival è morto ma non per colpa sua o della Rai. Il Festival è morto per colpa della totale mancanza di cultura musicale in “casa nostra”. Oramai le vittorie sono figlie del televoto, a Sanremo come altrove, e non della qualità di chi canta o scrive le melodie che vengono poi presentate. Volano in alto i paladini della musica giovanile nazionale che hanno dalla loro la “gavetta” di due/tre mesi di spot tv e crollano i miti della canzone, quelli che hanno alle spalle trent’anni di carriera e decine di album di grande successo.

[oblo_image id=”3″]Il problema, a questo punto, non è risolvibile discutendo delle qualità canore di Mengoni o Scanu o sullo “splendido e non banale” testo del trio tricolore. Il problema è alla radice: mancano le voci, pullulano gli strilloni che poi, regolarmente, spariscono nel nulla nell’arco di tre/quattro anni, spesso bruciati dagli stessi loro creatori.

E la generazione d’oggi, impegnata a consumarsi i polpastrelli sui tasti del telefonino per votare il non nulla attuale, si ritroverà tra qualche anno a canticchiare le canzoni di quei signori “attempati” e demodé che oggi colpevolmente snobba, magari anche criticando quel sistema di votazione assurdo (e clamorosamente e legalmente manipolabile) che oggi decide chi vince e chi perde.

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