Trieste ’45: un sogno raccontato nei secoli

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[oblo_image id=”1″] “Trieste e’ nostra ma l’abbiamo perduta!” questa e’ l’emblematica frase pronunciata da Palmiro Togliatti nel 1944 all’indomani del tragico destino che avrebbe accompagnato nel tempo questo grande simbolo di italianita’. TRIESTE 1945 del Prof. Raul Pupo docente universitario triestino, edito dalla casa editrice Laterza e presentato nello stand della regione Friuli Venezia Giulia al Padiglione Oval, vuole essere la storia di una citta’ simbolo, di un’anima mai doma in una terra travagliata e da sempre caratterizzata da sanguinosi conflitti, che da sempre mantiene, o perlomeno cerca di  mantenere, la sua identita’ italiana. Fin dal 600 la sua invidiabile posizione come baluardo del mare Adriatico, precludeva a Trieste una scelta: o con la Repubblica di Venezia oppure con gli Asburgo, senza contare il terzo incomodo dei turchi, che assediarono piu’ volte sia la Serenissima sia Vienna , che, come ricorderanno gli storiografi di fine 600 ebbe i turchi alle porte in piu’ di una occasione. Nel 700, dopo la sconfitta e la cacciata ottomana, gli Asburgo videro accrescere il loro potere ed espandere il loro territorio  tanto da poter vantare due porti  molto strategici per gli sbocchi commerciali e per la salvaguardia dei confini nazionali: Ostenda a nord e, appunto, Trieste a sud, anche se la citta’ giuliana fu da subito considerata degna di maggior attenzione e quindi piu’ avvantaggiata. Morale della favola? Come diremmo oggi, piu’ incentivi e agevolazioni per la citta’, piu’ investimenti ed imprese austriache che facevano a gara per aprire le proprie filiali a Trieste, la creazione di un porto franco fiscale per la citta’, il Castello di Miramare come residenza imperiale  e persino una linea ferroviaria particolare (via Gorizia) che la collegasse con Vienna. Ovvio immaginare che in quei tempi la citta’ di Trieste prosperasse ed infatti era cosi’; nel corso dei secoli la citta’, pur mantenendo la sua identita’ italiana per l’antico dialetto veneto e furlan ancora parlato, aveva avuto pian piano una serie di idiomi germanici variegati che l’avevano resa multietnica e il grande splendore che ne caratterizzava il suo periodo asburgico, la vide sempre piu’ in continua ascesa tanto che divenne il  centro principale del bacino superiore dell’Adriatico scalzando Venezia che fu considerata alla stregua di un “museo maleodorante”. Neppure l’800 pare cambiare le sorti dell’asburgica Trieste che oltre a richiedere protezione, durante le guerre d’indipendenza ed in pieno 1848 alla Royal Navy inglese, con formale richiesta all’Ambasciata britannica, per contrastare l’eventuale offensiva della flotta dell’esercito sardo, Trieste resta indifferente anche nel 1861 durante la proclamazione dell’Unita’ d’Italia e tutto lascia credere che l’Austria sia la sua collocazione definitiva, ma col tempo le cose cambieranno:  infatti, alla fine dell’800 Vienna comincia a non appoggiare piu’ di tanto la componente italiana a Trieste e cosi’, irrimediabilmente, la citta’ giuliana si trovo’ con due distinte classi dirigenti e due borghesie, ed e’ facile immaginare chi dovesse avere il predominio sull’altra. Questa situazione porto’ al principio di irredentismo, cosi’ che per la prima volta nella sua storia si manifesto’ il desiderio di italianita’ poi concretizzatosi al termine della Grande Guerra con la sua annessione al Regno d’Italia al pari dell’intera Venezia Giulia e di Trento con tutto il Trentino e l’Alto Adige. A Trieste vi fu la tanto controversa Risiera di San Sabba da molti considerata un campo di sterminio ma in realta’ fu un campo di concentramento, visto che nell’intero territorio italiano non ve ne furono mai insediati. Con l’avvento del fascismo Trieste attraverso’ buona prosperita’  ma  durante il secondo conflitto la sua posizione comincio’ nuovamente a barcollare, dapprima umiliata dopo l’armistizio del 1943 con l’annessione dell’intera Venezia Giulia al Terzo Raich con il suo contingente ADRIANSCHE KUSTERLAND (Litorale Adriatico) che presto si trovo’ a dover fronteggiare i partigiani di Tito che invasero in massa la zona rivendicandone pieno possesso.  Le foibe fecero tristemente il loro avvento con migliaia e migliaia di italiani vi furono sacrificati solo per il fatto di essere considerati “nemici del popolo” Non fecero da meno i partigiani italiani che si suddivisero anche in due brigate quali l’Osoppo (prendevano il nome dall’antica fortezza risorgimentale e fedeli al Regno d’Italia) e la Garibaldi (vicini ai movimenti partigiani jugoslavi) determinando anche scontri fratricidi, oppure la X Flottiglia MAS, purtroppo esigua rispetto al IX corpusa esercito popolare di liberazione jugislavo dei partigiani di Tito, da cui  verra’ quasi completamente annientato nella Selva di Tarnova nell’entroterra goriziano. Con la fine del secondo conflitto anche Trieste si trovo’ a dover fronteggiare, come tutte le altre citta’ istriane e giuliane, l’invasione jugoslava  e nei famosi 40 giorni di occupazione militare(primo maggio 1945) con gli slavi che arrivarono marciando al grido di “trst is nas” (trieste e’ nostra), il capoluogo giuliano visse come un  incubo senza fine fintanto che gli Alleati non ripresero pieno possesso e l’ordine venne ristabilito. Gli avvenimenti  e il corso della storia mutarono a piu’ riprese, gli onori della cronaca all’epoca, andarono ad uno sconosciuto italiano dal nome Vincenzo Bianco, delegato del partito comunista italiano incaricato di effettuare le negoziazioni con i vertici del partito comunista jugoslavo e, partito con l’intento di salvaguardare l’italianita’ della Venezia Giulia, si convinse persino lui che l’unica cosa giusta era l’annessione alla Jugoslavia  (a Gorizia invece il tentativo di far arrivare sfollati da tutta la zona della federazione jugoslava per dimostrare che l’intera citta’ era slava … falli’ miseramente per fortuna …). Persino il Patto Tripartito che dapprima sembrava essere favorevole all’Italia con l’assegnazione dell’intera zona soggetta a demarcazione (A e B) prese altre vie in quanto Tito ruppe i rapporti diplomatici con Stalin, guadagnando stima e considerazione da parte delle potenze alleate, e quando nel 1953 fu pronta l’ordinanza di cessione completa alla Repubblica Italiana dell’intero “Territorio Libero di Trieste” fu pronta la reazione jugoslava con Tito che tuono’  “se gli italiani entreranno nella zona A allora entreremo pure noi!” col rischio di provocare una guerra lampo visto che carrarmati italiani e jugoslavi si ammassarono al confine lungo tutto il perimetro  da Gorizia a Trieste. Scongiurato tale pericolo e ritrovato il giusto equilibrio, visto che, in effetti, era un conflitto assolutamente inutile che non avrebbe portato benefici a nessuno dei due schieramenti, nel 1954 Trieste, dopo un grande spargimento di sangue dovuto dagli scontri tra manifestanti e polizia alleata, torno’ definitivamente all’Italia e col tempo ritrovo’ anche il suo splendore che ancora oggi la contraddistingue e la rende unica, quasi come se fosse una favola a lieto fine …