Triangolo delle Bermude: cult tra realtà e leggenda

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[oblo_image id=”1″] Anche se oramai nel ventunesimo secolo fa quasi sorridere, il fenomeno fantascientifico che negli anni settanta ottenne un picco di popolarita’ cosi’ altosonante da richiamare moltissime leggende e risvegliare la fantasia piu’ sfrenata che puo’ nascere in ciascuno di noi, torna nei nostri ricordi e nella nostra memoria con una punta di incredulita’ e di suggestione per tutto cio’ che ha saputo provocare nella nostra fantasia. Stiamo parlando del mistero, mai irrisolto, del Triangolo delle Bermude, esploso verso la fine degli anni settanta come fenomeno cult e mirabilmente intrecciato ad una serie di situazioni e misteri irrisolti, abilmente inseriti in un contesto di fantascienza aperto a mondi sconosciuti e universi paralleli, ma col passare del tempo bollata e catalogata come volgare diceria o leggende popolare al punto di cadere nel dimenticatoio: oggi viene da chiedersi se furono vere tutte le paure che negli anni settanta ci ricoprirono di interrogativi e di supposizioni. Partendo dal presupposto che negli Stati Uniti, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, scoppio’ letteralmente la psicosi per una possibile ed eventuale invasione degli UFO, cioe’ gli oggetti volanti non identificati e tale psicosi si dimostro’ in svariati episodi, come Area 51 oppure la finta invasione marziana sugellata da Orson Welles con la memorabile notte “in cui l’America ebbe paura”, anche se in quei momenti regnava sovrana la paura e l’incubo della guerra fredda che gia’ suonava come campanello d’allarmi piuttosto evidente ed ingombrante. Proprio in quell’area marina, riguardante una vasta area del Mar dei Sargassi e delineata con demarcazione netta triangolare tra il punto piu’ a sud della costa della penisola della Florida, il vasto arcipelago delle Antille col punto piu’ occidentale dell’Isola di Porto Rico e ad ovest e il punto piu’ meridionale della costa dell’Arcipelago delle Isole Bermude a nord ovest, sorge la funesta area che, da indagine statistica accurata, ha visto nel corso degli anni una costante serie di sparizioni di veivoli aeromobili, natanti ed imbarcazioni varie, in condizioni davvero dense di mistero e, opportunamente accentuate e forse esasperate per dare agli avvenimenti un sapore piu’ accattivante invece del normale incidente o guasto del tutto accidentale. In relazione a questa vasta zona di mare, di circa 1.100.000 km2, la cultura popolare ha fatto sì che nascesse la convinzione che si fossero verificati numerosi episodi di sparizioni di navi e aeromobili, motivo per cui alcuni autori hanno soprannominato la zona “Triangolo maledetto” o “Triangolo del diavolo”.
Il triangolo ha vissuto particolare popolarità nei media soprattutto a partire dal libro bestseller Bermuda, il triangolo maledetto (The Bermuda Triangle) del 1974 di Charles Berlitz, secondo il quale nella zona avverrebbero misteriosi fenomeni che sono stati accostati al paranormale e agli ufo. Ma cosa centrerebbero poi gli extraterrestri con quella vasta porzione di mare tropicale a due passi dagli Usa? Il mare e’ l’angolo di mondo piu’ sconosciuto che puo’ apparire oggi ai nostri occhi e se vogliamo anche il piu’ misterioso che incute terrore ed inquietudine: un continente sconosciuto nel nostro continente che conosciamo e viviamo che spesso nei secoli passati ha tormentato ed ispirato le menti di tutti i naviganti che si avventurarono quasi incautamente per esplorare i mondi nuovi e sconosciuti. Dai tempi delle Colonne d’Ercole in cui gli studiosi del tempo credevano che corrispondessero con la fine del mondo fino alle grandi circumnavigazioni del globo terrestre dei vari Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci e Ferdinando Magellano, tanto per citarne alcuni tra i piu’ importanti nella storia della navigazione, dalle leggende dei mostri marini dalle forme piu’ terrificanti ed inquietanti fino alle incursioni di spettrali pirati e altri razziatori di mare, le storie e le dicerie si intensificarono sempre di piu’ stimolando anche la fantasia di grandissimi scrittori (vedi Giulio Verne col suo Nautilus del Capitano Nemo o dell’Isola Misteriosa popolata da giganteschi mostri alati), ma finirono col cedere il passo, alle soglie del ventesimo secolo, a teorie ben piu’ pratiche e soprattutto attinenti con i fenomeni naturali presenti in quella vasta area con tempeste tropicali, correnti marine e nebbie fittissime che circondano tutto quella enorme zona. Pertanto fu cosa estremamente facile accostare la presenza di esseri soprannaturali che modificassero a loro piacimento le condizioni climatiche all’interno del Triangolo e usassero la zona come la loro “porta” per trasportare a loro piacimento da un’epoca all’altra, aviogetti e imbarcazioni di ogni dimensione che avessero avuto la malaugurata idea di transitare nell’area nell’attimo in cui “loro” avessero voluto effettuare lo spostamento forzato.
Dando per certe le sparizioni narrate nei libri e nei giornali, vari autori legati all’ufologia hanno avanzato l’ipotesi che le sparizioni misteriose di aerei e navi nel Triangolo delle Bermude siano da imputare agli extraterrestri. Secondo gli ufologi, gli alieni considerano come loro territorio di volo l’area del triangolo delle Bermude, essendo area da loro frequentata da secoli (è ciò che disse George Adamski, il più famoso dei contattisti) e non tollerano la presenza di nessuno. Altri autori hanno parlato di inusuali anomalie magneriche oppure di strati di metano che avrebbero imprigionato aerei e navi. Queste teorie tuttavia non sono ,mai state provate. Le prime notizie di sparizioni inusuali nel triangolo delle Bermuda risalgono al 1950 ad opera di Edward Van Winkle Jones in un articolo del 16 settembre per Associated Press. Due anni dopo il magazine Fate pubblicò “Sea Mystery At Our Back Door”, breve articolo di George X. Sand che riportava la presunta sparizione di molti aerei e navi inclusa la sparizione del Volo 19 e di un gruppo di cinque navi della U.S. Navy. Questo articolo segna l’inizio del mito del triangolo delle Bermuda per come è conosciuto oggi. Tale articolo inoltre fu il primo a formulare una ipotesi soprannaturale per le presunte sparizioni. Un ulteriore articolo fu pubblicato nel 1964 da Vincent Gaddis che l’anno seguente pubblicò anche un libro intitolato Invisible Horizons dove approfondiva i temi trattati nell’articolo. Negli anni seguenti furono pubblicate altre opere sul presunto mistero: John Wallace Spencer (Limbo of the Lost, 1969, rist. 1973); Charles Berliz (Bermuda, il Triangolo maledetto, 1974); Richard Winer (The Devil’s Triangle, 1974) e molte altre, tutte per lo più facenti leva su presunti fenomeni soprannaturali. Il libro rimasto più famoso è quello di Berlitz.
Sulla scia della popolarità del libro di Berlitz del 1974, il “Triangolo maledetto” ispirò nella seconda metà degli anni settanta alcuni film commerciali che mescolano extraterrestri, civiltà scomparse, viaggi nel tempo, horror e avventura, che riscossero un certo successo. Il Triangolo entra nella cultura popolare italiana nel 1975 circa, citato in uno sceneggiato RAI, interpretato dall’attore Giampiero Albertini, nel ruolo di un americano del Mississippi, reduce presunto di un incontro ravvicinato con visitatori alieni. Il fenomeno conosce il picco di popolarità intorno l’anno 1978. Persino i celebri fumetti della Walt Disney dedicano storie fantascientifiche ambientate nella zona: il Triangolo è citato nel film sovietico di Andreij Tarkovski Stalker (1979), facendo breccia in piena Guerra Fredda nella fantasia popolare dei paesi d’Oltrecortina. Viene nominato anche nell’ultima puntata della prima stagione del telefilm Fringe da Nina Sharp che lo indica come una delle prime zone sulla Terra dove alcune caratteristiche fisiche della materia iniziarono ad indebolirsi, permettendo il passaggio tra la realtà terrestre e un mondo alternativo al nostro.
Lawrence David Kusche, autore del libro The Bermuda Triangle Mystery: Solved del 1975, mise in luce gravi imprecisioni e alterazioni nell’opera di Berlitz: spesso il resoconto non coincideva con i racconti di testimoni o di persone coinvolte negli incidenti e sopravvissuti. In molti casi informazioni importanti erano omesse, come ad esempio nella scomparsa di Donald Crowburst, riportata come mistero nonostante già allora fosse chiaro che Crowhurst aveva inventato i racconti delle sue imprese ed aveva commesso suicidio. Oppure come nel caso del cargo che lo scrittore Charles Berlitz nei suoi libri colloca come disperso nei pressi di un porto nell’Atlantico, quando in realtà era andato perso nei pressi di un porto dallo stesso nome ma nel Pacifico. Kusche dimostrò inoltre, tramite documentazione, come numerosi incidenti indicati come “vittime del triangolo” si fossero in realtà verificati a moltissima distanza e fossero stati inclusi in malafede.
La ricerca di Kusche portò ad alcune conclusioni: Il numero di navi disperse è paragonabile, percentualmente, a quello di ogni altra zona dell’oceano: in una zona di tempeste tropicali, molte delle scomparse sono facilmente spiegabili, oltre che per nulla misteriose: il numero di perdite è stato enormemente esagerato da una ricerca falsata: le circostanze delle scomparse sono state riportate in modo falsato da Berlitz: il caso più comune riguarda navi che sono date per disperse con mare calmo e assenza di vento, quando in realtà le registrazione dell’epoca mostrano tempeste o peggio; “la leggenda del Triangolo delle Bermuda è un mistero fatto ad arte… mantenuto in vita da scrittori che volontariamente o meno fanno uso di dati errati, argomentazioni falsate, ragionamenti svianti e sensazionalismo”
Col tempo anche queste supposizioni caddero e nonostante la reputazione “maledetta”, derivante soprattutto da opere di divulgazione misteriologica come quelle di Berlitz, il numero di incidenti nel Triangolo non è affatto superiore a quello di una qualsiasi altra regione ad alta densità di traffico aeronavale: come confermato dalla Guardia Costiera degli Stati Uniti, l’incidentalità è nella norma per la quantità di traffico e molti degli incidenti avvenuti sono derivati da normali cause fisiche e meccaniche. Nonostante la fama dell’area, le statistiche dei Lloyd’s di Londra affermano con certezza che il “triangolo” non è né più né meno pericolosa di ogni altra zona dell’oceano, valutando il numero di incidenti e perdite per la quantità di traffico sostenuto: l’area è una delle vie commerciali più affollate al mondo e le percentuali di sparizione sono insignificanti se esaminate nel complesso. I dati disponibili presso la United States Coast Guard confermano tali conclusioni: il numero di sparizioni e incidenti è insignificante se paragonato al traffico nell’area. La grande maggioranza delle scomparse è ricollegabile ad avverse condizioni meteomarine spesso unite a debolezza strutturale o vetustà delle navi coinvolte, nonché a ritardi nei soccorsi: gran parte delle sparizioni si sono verificate in epoche (XIX secolo e primi decenni del XX) in cui i sistemi di ricerca e salvataggio erano molto arretrati o pressoché inesistente (l’ultima nave di dimensioni medie o grandi scomparsa nel Triangolo è stata infatti il mercantile Poet, disperso nel 1980 probabilmente per una burrasca, mentre le sparizioni in epoca successiva hanno coinvolto solo unità delle dimensioni di yacht o pescherecci).
Questa lista individua le principali presunte scomparse di aerei e navi avvenute nell’area del triangolo delle Bermude o nelle sue vicinanze, secondo Charles Berlitz e altri autori. Aeromobili scomparsi: 5 Grumman TBM Avenger della Marina degli Stati Uniti, squadriglia di bombardieri in volo di addestramento (conosciuta come Squadriglia 19), partiti da Fort Lauderdale (Florida), complessivamente 14 persone di equipaggio. Scomparsi dopo due ore di volo, a circa 363 chilometri a Nord-Est della base, il 5 dicembre 1945 (il presunto Volo 19); Avro Tudor Star Tiger, 31 persone fra equipaggio e passeggeri; scomparso a 611 a Nord-Est di Bermuda, il 29 gennaio 1948; Douglas DC-3, partito da San Juan (Portorico) e diretto a Miami, 32 persone fra equipaggio e passeggeri; scomparso il 28 dicembre 1948: Avro Tudor Star Ariel (aereo gemello dello Star Tiger), partito da Londra e diretto a Santiago del Cile; scomparso a 611 chilometri a Sud-Ovest di Bermuda, in direzione di Kingston (Giamaica), il 17 gennaio 1949 Navi scomparse: USS Grumpus affondata nel 1843; Mary Celeste: descritta come nave “abbandonata” nell’area delle Bermuda nel 1872, in realtà l’evento si verificò davanti alle coste del Portogallo, nel triangolo invece affondò un’omonima nave nel 1864: Ellen Austin: sorta di relitto dato per scomparso nel 1881 con la ciurma, in realtà, come si evince dai registri dei Lloyd’s di Londra, esisteva una nave chiamata Meta, costruita nel 1854 e poi ribattezzata, nel 1880, Ellen Austin. In relazione a questa nave non sono registrati incidenti di sorta con vittime: USS Cyclops, nave da rifornimento della Marina degli Stati Uniti, in rotta dalle Barbados a Norfolk (Virginia), equipaggio di 309 persone; scomparsa dopo la partenza il 4 marzo 1918; Carrol A. Deering, 1921: SS Coropaxi, scomparsa sulla rotta fra Charleston (South Carolina) e L’Avana, nel 1925.
Volendo trarre le dovute conclusioni e mantenendo vivo un pizzico di mistero e di suspance in tutto questo contesto, si potrebbe affermare che oltre a tutti i fenomeni naturali che dai tempi dei tempi animano il continente marino ce ne siano anche di soprannaturali che restano ancora oggi, agli occhi della scienza avanzata del ventunesimo secolo, ancora irrisolti. Il Triangolo delle Bermude e’ veramente una porta del futuro? E’ davvero il varco per una dimensione parallela da cui si puo’ viaggiare agevolmente nel tempo? Possono essere attinenti a questo fenomeno i famosi “riflessi marini” vale a dire i miraggi visibili ad occhio umano riferiti ad epoche diverse che a volte inspiegabilmente ritornano chissa’ per quale oscuro fenomeno e soprattutto per quale oscuro obiettivo. Tutti misteri per cui, come il nostro appena affrontato, si spera che la scienza moderna dia una risposta quanto prima!