Torino, capitale di Biennale Democrazia

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La seconda edizione di Biennale Democrazia che ha avuto luogo a Torino nelle giornate 13-17 aprile è stata un evento grandioso ed emozionante, particolarmente felice anche per la coincidenza con i festeggiamenti dell’unità d’Italia. Affluenza e partecipazione superiori alle aspettative, teatri sempre gremiti, code ordinate per prendere i biglietti gratuiti che permettevano l’accesso ai dibattiti e agli spettacoli. Serata inaugurale al Pala Isozaki, diecimila persone in silenzio ad ascoltare la lettura del sesto canto del Purgatorio di Roberto Benigni. Nomi importantissimi di giornalisti, scrittori, politologi, economisti, storici, giuristi, pensatori e intellettuali di ogni genere hanno aderito all’iniziativa e si sono raccolti a Torino per parlare di democrazia, sotto la guida sapiente di un insolito e arguto Gustavo Zagrebelsky. Il fermento, l’attesa, la voglia di partecipare si saggiavano ad ogni angolo: davanti ai maxischermi, seduti per terra o in piedi, si raccoglievano tutti coloro che, per ritardo o per esaurimento posti disponibili, non erano riusciti ad entrare al teatro Regio, al Carignano, al Gobetti, alla Cavallerizza reale, al Circolo dei lettori o nella sala del Senato di Palazzo Madama. Assistere a tutti i dibattiti non era possibile, essendone previsti più di una ventina per ogni giornata di cui molti negli stessi orari ma proprio per questo, ciascuno, programma alla mano, democraticamente sceglieva quelli che più lo interessavano in base al nome del relatore o al titolo dell’incontro: il programma completo era disponibile sia in forma cartacea che su internet al sito http://biennaledemocrazia.it/eventi/. Infine, le centinaia di volontari in magliettina gialla, per lo più giovani e giovanissimi, che distribuivano i biglietti, accoglievano e dirigevano gli spettatori, supervisionavano coscientemente che tutto si svolgesse al meglio: proprio a loro Gustavo Zagrebelsky ha rivolto il suo più sentito ringraziamento: “ringrazio tutti i volontari che hanno permesso che la manifestazione avesse luogo per puro amore della causa”. Come a ricordare che, in un’epoca in cui il denaro è il motore immobile di ogni azione e pensiero, esistono ancora valori per i quali i giovani sono pronti a spendersi senza lo sprone di un ritorno economico. Tra l’inaugurazione dell’evento con il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e la chiusura dei lavori con la lettura pubblica del comico Antonio Albanese si sono susseguiti decine di appuntamenti di grande spessore intellettuale tra cui, ad esempio, l’intervento di Umberto Eco al teatro Regio o il dialogo socratico Canfora-Zagrebelsky al Carignano.

Se si dovesse dire qual è stato il messaggio più importante e maggiormente ribadito durante questa seconda edizione di Biennale Democrazia, lo si potrebbe illustrare in modo esemplare tramite le parole dell’ideatore dell’evento. “In questi cinque giorni, tutti gli interventi, partendo dagli argomenti più disparati, si sono quasi inevitabilmente conclusi con una riflessione sull’importanza della scuola”, ha detto Zagrebelsky a conclusione dell’ultima osservazione di Luciano Canfora. Il buon funzionamento della scuola sembra ancora essere la conditio sine qua non per rendere fattiva quella forma di governo che prende il nome di democrazia.