Toghe rosso sangue: vita e morte di un giudice

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Superare un concorso in magistratura, si sa, non è impresa semplice; tanto studio e molti sacrifici, ma per chi sogna di indossare la toga, non si tratta di rinunce, ma di un forte stimolo a far parte di una categoria, che avrà pure i suoi eccessi nel delirio di onnipotenza che a volte genera, ma è pur sempre una delle più rispettabili ed ambite. La toga non è un abito qualsiasi, sta bene solo indosso a chi ha le spalle dritte e la testa alta. Purtroppo però, sono in molti quelli che per averla indossata, forse troppo bene, se la sono ritrovata appoggiata sulla propria bara, insieme al tricolore. La toga è un segno di fedeltà alla legge, che troppe volte è stata macchiata dal sangue. In un Paese in crisi, non solo economica, ma di coraggio, Paride Leporace, giornalista calabrese e direttore del “Il Quotidiano della Basilicata”, fa il suo esordio in libreria, con “Toghe rosso sangue”, sottotitolato “La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia”. L’intento principale del libro è quello di restituire alla memoria collettiva i nomi e le storie dei 25 giudici assassinati in Italia. Il merito di Leporace è di non aver voluto suscitare la troppo facile pietas umana del dopo. Non c’è retorica nelle sue pagine, ma solo il “senso del dovere” di un cittadino che ha ben chiaro in mente quale sia lo scopo della sua professione; di chi sa che il mestiere di giornalista non si esaurisce nel racconto dei fatti, ma nel dovere di stimolare, attraverso il ricordo, quel senso civico, che purtroppo è un valore in caduta libera, ed appartiene sempre a meno persone. Leporace ricostruisce il contesto storico e sociale nel quale sono maturati questi omicidi, attraverso non solo la cronaca dei giornali del tempo, ma soprattutto raccogliendo le testimonianze dei parenti, degli amici, e a volte anche di coloro la cui mano ha premuto il grilletto. L’obiettivo di Leporace non era quello di farne dei santi, o degli eroi, ma quello di salvare, chi è stato costretto a dare la vita “nell’esercizio delle sue funzioni”, quantomeno dalla spietata condanna dell’oblio. Leporace utilizzando fonti rigorose e aneddoti singolari, ha analizzando il come, il quando ed il perché delle loro morti, e non ha mai trascurato di raccontarci anche chi erano e come vissero gli uomini, prima dei magistrati. Sono tutti uomini, eccetto una donna, Francesca Morvillo, magistrato e moglie discreta di Giovanni Falcone, tutti con l’assoluta ed a volte, incosciente coerenza, di chi sta servendo lo Stato troppo in fondo, tutti uccisi fra il 1969 e il 1995. Sono 25 vite umane sacrificate in nome di oscuri disegni eversivi, i cui nomi, se si escludono alcune eccezioni, come Falcone e Borsellino, sono sconosciuti. Leporace compone con le 25 biografie, un mosaico, e lo inserisce nel più ampio contesto di trent’anni di storia italica. Apparentemente sembrano omicidi diversi, eseguiti da uomini ed associazioni diverse, ma a lettura ultimata, si comprende che il movente è stato sempre lo stesso: eliminati perché scomodi, perché desiderosi di uno Stato più pulito e sano, perché portatori di verità che potevano davvero cambiare le sorti di questo Paese. Il libro, si legge con un pizzico di apprensione, benché il finale sia noto, si ha quasi la sensazione di sperare che non sia così. Quella di Leporace è davvero un’opera educativa ed appassionante che colma un ingiusto vuoto di conoscenza.

Toghe rosso sangue
La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia
Paride Leporace
Gennaio 2009
Newton Compton Edizioni
Euro 12,90
Pag. 314