martedì, Gennaio 19, 2021
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Silvio Orlando in Il nipote di Rameau di Denis Diderot

[oblo_image id=”1″] Sarà il Teatro Nuovo di Napoli ad ospitare, martedì 11 dicembre 2012 alle ore 21.00 (in replica fino a domenica 16), il debutto partenopeo di Silvio Orlando, interprete e regista de Il nipote di Rameau di Denis Diderot, nell’adattamento di Edoardo Erba e Silvio Orlando, con Amerigo Fontani, Maria Laura Rondanini e il clavicembalista Luca Testa.

In occasione della presentazione dello spettacolo, martedì 11 dicembre alle ore 11.00, presso la Sala Villani dell’Università Suor Orsola Benincasa, si terrà un Incontro con Silvio Orlando, coordinato dal critico teatrale Stefano De Stefano ed introdotto dal Rettore Lucio d’Alessandro.

Presentato dal Cardellino srl, Il nipote di Rameau è uno dei capolavori della satira illuminista della seconda metà del Settecento. Diderot lo concepì come un dialogo immaginario e grottesco fra se stesso e Jean-François Rameau, nipote del famoso musicista Jean-Philippe Rameau: un uomo amorale e cinico, geniale e sgradevole, provocatore e scaltro. Le sue posizioni, sempre in bilico fra sublime e volgarità, paradosso e grande verità, sovvertono i valori etici e morali di Diderot, mettendolo in crisi attraverso un continuo rovesciamento delle prospettive del positivismo e dell’umanesimo.

Trasformando l’arguto pamphlet di Diderot in una messa in scena in abiti moderni, Silvio Orlando, con la collaborazione di Edoardo Erba, riflette sul ruolo dell’intellettuale nel mondo moderno, sulla sua presunta autonomia e incorruttibilità. Al suo interno, possiamo trovare una riflessione sulla differenza fra cultura delle élite e cultura popolare, sulle ipocrisie e le ambiguità della nostra società civile.

Storia d’altri secoli, insomma. Eppure potrebbe essere un pezzo di attualità, ambientato in un qualsiasi ristorante milanese o romano, anziché al Café de la Régence. Questo perché la natura umana, nel suo strano amalgama di vizi e virtù, non è poi così soggetta allo scorrere del tempo o al variare delle latitudini.

Poco più di un’ora circa di conversazione, che mette a confronto i limpidi ideali di Diderot con le torbide, ma quanto mai franche e concrete, certezze di Rameau, suscitando nello spettatore una serie di riflessioni.

Pensieri sui ruoli sociali imposti e assunti, sull’onestà e sul “fare ciò che conviene”, nella piena convinzione che se “pecunia non olet”, meno ancora puzza il potere. Anche quello che si ottiene di riflesso.

Così, come deve essere, resta saldo il dubbio che questa dissoluta anima sia, in realtà, un raffinato pensatore capace di capovolgere le teorie del filosofo, non solo uno spregiudicato opportunista votato alla lusinga per interesse.

Il duello dialettico, condotto a ritmi dispari, non offre facili soluzioni ma lascia il pubblico con la responsabilità di una scelta di pensiero.

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