Schumi da fuoriclasse a uomo di classe

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[oblo_image id=”1″] Schumi dice basta. Niente ritorno sulla Ferrari, nessuna operazione rilancio, fine dei giochi. Perchè tre anni di inattività pesano, perchè il fisico non è più quello di un ragazzino e anche la testa è cambiata. E’ una scelta dettata dalla ragione quella del sette volte campione del mondo: la conferma di come anche i fuoriclasse possano crescere e maturare. Per tutta la sua carriera è stato travolto dall’ossessione di dimostrare di essere il migliore. Il talento gli è servito per uscire dall’anonimato della sua Kerpen, l’ambizione sfrenata ha evitato che in quel buco ci tornasse. Vincere sempre, sbagliare mai, guai a mostrare una debolezza, un’indecisione, uno smarrimento. Disumano nella sua forza. E per questo coscientemente non simpatico. Incapace di accettare che qualcuno si frapponesse tra sè e la gloria. I suoi errori in pista si contano sulle dita di una mano, ma a guardarli bene svelano una fragilità che si ostinava a nascondere. Come a Jerez nel 1997 quando vedendo il Mondiale sfuggire all’ultima gara preferì buttare fuori il rivale Villeneuve. Nei momenti di difficoltà, il robot si trasformava in un ragazzino viziato. Quello che scegli per primo come compagno di squadra nelle partitelle a pallone nel campetto sotto casa perchè sai che ti farà vincere. Ma che sotto sotto non sopporti perchè al primo dribbling fallito, non ci pensa su ad imprecare, a prendersela con gli altri, a tirare un calcetto alle spalle. Schumacher non è più quello. Ora dopo averci provato, può ammettere di non sentirsi all’altezza di guidare ancora. Guarderà le gare degli altri ripensando alle sue vittorie con la serenita di non dover arrivare sempre primo al traguardo per allontanare l’oblio. Di essersi completato come uomo, lo aveva già dimostrato dopo l’ultimo gran premio disputato: la macchina che lo tradisce e lui che lascia perdere le statistiche immacolate, la sfortuna, il titolo mancato. Si ferma ad abbracciare uno ad uno tutti i meccanici che lo hanno aiutato silenziosamente per anni. Scriveranno che Schumi è cambiato, che non è lo stesso di prima, che ha deluso le attese dei tifosi impazziti all’idea del suo rientro. In realtà è solo cresciuto, ha vinto le sue fobie, ha superato ogni ossessione. Ha capito che esiste una vita anche lontano dalla pista. Non aveva senso inseguire sogni che aveva già coronato, meglio regalarli a Luca Badoer. Uno che è vissuto all’ombra di Schumi per un decennio e che almeno per un giono potrà sentirsi come lui.