Rita Bellacosa, umanista libertina. E non solo…

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[oblo_image id=”2″] Personaggio accattivante della cultura italiana d’oggi, stupisce i connazionali con un iperattivismo che ha prodotto una quantità sconfinata di articoli di giornale, reportages, conferenze, battaglie umanitarie in nome di questa o quella buona causa, oltre ai libri. Un uragano che non perde occasione per far parlar di sé, sorprendendo, indispettendo, scatenando gelosie anche perché ogni sua mossa viene immediatamente pubblicizzata. Amata e odiata, temuta e invidiata, la sua vita privata suscita una tale curiosità. Che la sua fama stìa ormai valicando i confini dei circoli intellettuali lo si sa e la diretta interessata si dice molto onorata. Lei è naturalmente non è solo un’efficacissima macchina comunicativa ma anche e soprattutto una lavoratrice infaticabile, che accumula incarichi e iniziative e dorme poche ore per notte. La lista delle sue attività culturali é impressionante. E’ l’intellettuale che dimostra libertà di fronte al potere, che critica le idee preconcette, rifiuta le alternative semplicistiche poste come risoluzione alla complessità dei problemi. Rita è un’ agitatrice d’idee. RB, donna seducente e disincantata, lottatrice per conquistarsi un posto al sole, propone un personaggio dal look sobrio ma raffinatissimo, dalla retorica forbita e spregiudicata che non ha niente a che vedere con il concetto superato della vecchia studiosa, austera, chiusa in una biblioteca. Al contrario, Rita è affascinante, elegante, sexy.

– E’ difficile definirti data la molteplicità dei tuoi interessi: c’è un campo a cui ti senti più legata o preferisci non schematizzarti in ruoli troppo rigidi? Sono una pensatrice con la necessità primaria di trasmettere le mie meditazioni in tutte le forme di comunicazione, soprattutto la scrittura. Il mestiere dello scrittore è cambiato negli ultimi venti anni, perché cambiato è lo scenario in cui egli si muove. Una volta era l’ intellettuale umbratile chiuso nel suo studio e intento a trasmettere le sue invenzioni e meditazioni sui fogli ; raramente incontrava il pubblico nelle poche presentazioni dei suoi libri e ai premi letterari. Oggi lo scrittore è un talento multiforme che cerca di prolungare il suo rapporto con il pubblico sperimentando varie forme di esposizione mediatica: presenta le sue opere in televisione, scrive articoli per i giornali, recita in teatro e al cinema, si cimenta in differenti forme espressive, da pièces teatrali a sceneggiaturedi films, lavora in televisione; insomma il suo spazio d’azione si è moltiplicato Ecco quindi che il mio nome risulta legato a più forme di espressione: dalla scrittrice all’archeologa passando per il cinema e il mio impegno umanitario a favore della pace Darfur.( Si veda il gruppo facebook RITA BELLACOSA et ADNEN HASNAUOI pour la paix en Darfour)

 

– La ricetta per riuscire a far tutto? Amare ciò che si fa. Lavorare 25 ore su 24 tutti i giorni. E avere fatto la fame chiedendoti perché insisti tanto mentre il tuo stomaco urla perché non mangi da tre giorni e non hai i soldi neanche per un caffè. La fame è stata la mia maestra, la migliore.

– Come ti è venuta la passione per la scrittura ? Non è semplicemente una passione. E’ un moto dell’animo, un bisogno insopprimibile della mia coscienza che mi spinge ad esprimere ciò che ho dentro che è frutto di anni e anni di lavoro su me stessa, un viaggio infinito nell’ introspezione psicologica che continua tuttora.

– Quali sono i vizi che combatti? L’avversione all’evoluzione culturale, la dipendenza dalle idee degli altri, l’approssimazione di certe idee , la superficialità intellettuale, la mancanza di dignità morale e la disonestà di alcuni politici.

– Quale desiderio come scrittrice ti piacerebbe vedere concretizzato? Scrivere liberamente senza censure. In molti Paesi del mondo ciò non è possibile.

– Ripercorrendo il tuo percorso, si nota l’importanza delle esperienze all’estero. Ti senti di consigliare ai più giovani di cercare nuove opportunità fuori dai confini nostrani: magari per tornare arricchiti dal punto di vista culturale e umano? Ho avuto l’opportunità, in quanto archeologa, di assistere a spettacoli culturali eterni e di imparare molto più di quanto potessi sognare: da Troia alle Piramidi, dal Nilo al Bosforo. Vivo tra Roma e Parigi. Si, consiglio ai giovani di sperimentare ogni possibilità di conoscenza e di confronto culturale ed umano per capire cosa scegliere di fare nella propria vita.

– Da giovanissima hai avuto la fortuna e l’onore di collaborare con un maestro come Federico Fellini. Puoi tratteggiarci un ricordo del regista? Nel XXVI Capitolo de ‘ Le inutili apparenze’ racconto il mio primo incontro con il Maestro avvenuto in un pomeriggio di giugno nella hall di un famoso albergo del centro di Roma mentre, intenta a telefonare, udii picchiettare una monetina sul vetro della cabina. Era il Maestro Fellini che mi domandò dove telefonare. Gli indicai una cabina e lui disse di aspettarlo quindi mi chiese la foto e passammo buona parte di quel pomeriggio a parlare. Diceva che ero bella ma con il difetto di essere intelligente e che gli uomini temono una donna così.Federico Fellini è stato un Vate nella mia vita, diceva di vedere qualcosa in me qualcosa di magico che avrebbe portato molte sorprese nella mia vita e che avrei ottenuto ciò che volevo. Parlavamo di Roma con gli occhi colmi della bellezza di questa città. Fellini era un uomo buono e generoso e di una semplicità grandissima. Avevi l’impressione di parlare ad un amico e non ad un grande regista internazionale. Avvertivi in lui uno stupore quasi infantile di fronte a certe manifestazioni umane e, subito dopo, l’acutezza di un uomo di consumata esperienza. Una volta ho assistito ad un piccolo litigio tra il Maestro e Donna Giulietta: lei discuteva animatamente mentre lui a testa bassa taceva. Era Donna Giulietta il capo, lei grande Donna che metteva in imbarazzo me, ragazzina ventunenne, chiamandomi professoressa o dottoressa.

– Nel tuo romanzo Le inutili apparenze, inviti ad una riflessione per comprendere cosa sia il successo evidenziandone attrattive e pericoli. Non credi che troppo spesso il successo venga confuso con la notorietà soprattutto dai giovani? Ne “ LE INUTILI APPARENZE “ racconto di una giovane donna, Francesca, colta e bellissima che vuole conquistare il successo. Questo romanzo è un monito per tante ragazze che inseguono le luci della ribalta perdendo se stesse perché ciò che oggi si definisce “successo” spesso si traduce in fugaci e patetiche apparizioni televisive o particine in film di cassetta ottenute a caro prezzo. I messaggi falsi che si trasmettono i n programmi televisivi molto seguiti producono illusioni perché i giovani si identificano in pseudo miti e perdono di vista la loro vita.

– LE INUTILI APPARENZE è autobiografico? Forse! Vero è che non cederei a nessun tipo di compromesso e non l’ho fatto. Vado a testa alta perché quel poco che ho realizzato è esclusivamente frutto del mio impegno ottenuto a prezzo di rinunce.

– Perché ’hai voluto sulla copertina de “ LE INUTILI APPARENZE” l’ “ATELIER DU PEINTRE” di GUSTAVE COURBET ? L’ ‘ “ATELIER DU PEINTRE (1854-1855 Huile sur toile H3,61 ; L5,98 ) é specchio della storia che racconto. Opera immensa, magnifica, suggestiva, ebbe un clamoroso insuccesso. Anche per questo l’ho voluta fortemente. L’ insuccesso, come per tante grandi Opere, reca il dono dell’ eternità. Mirabile espressione del realismo descrittivo, essa segna la compiutezza artistica ed umana di Courbet. Al centro della tela, l’artista rappresenta se stesso intento a dipingere un paesaggio del paesino francese da dove partì; di fatto, il paesino é il passato. Come Francesca. Attorno al pittore sono raffigurati una trentina di personaggi. A sinistra sono ritratte le classi sociali che stentano ai margini della società: ubriaconi, saltimbanchi, balordi. Sono miseri, con il capo reclinato e l’espressione del viso sofferente come a significare le difficoltà del vivere. Come il presente di una persona in carriera che saggia la fame durante la dura gavetta. A destra sono dipinti amici di Courbet noti e abbienti. Essi incarnano i sogni e le allegorie: Letteratura, Filosofia, Amore, le arti nobili della società sensibile alle cose belle e colta. Come le passioni di Francesca. Al centro dell’ Opera la nuda Verità, accanto all’artista mentre lo assiste amorevolmente nella sua creazione. Lei é al centro dell’attenzione sociale, del popolo semplice e del popolo colto ed é nuda, leale e indifesa sotto gli sguardi di tutti che l’ammirano e la desiderano. Come Francesca. Il bimbetto che le sta accanto rappresenta l’ Innocenza. Come innocente é Francesca. Il gatto bianco é il portafortuna. Ancora un particolare. stendendo la copertina, il mio sguardo nella foto “guarda” all’ Opera.

– Quali sono le qualità che fanno di te un’ intellettuale? Avere il coraggio delle proprie idee e difenderle con sincerità e con fermezza. Sono una pensatrice libera leale coerente e seguo la logica delle mie idee senza condizionamenti esterni.

 

– In un cammino articolato e variegato come il tuo, riesci ad individuare dei punti di riferimento che ti hanno ispirato o, comunque, aiutato? Ho avuto la fortuna di conoscere personaggi di spicco, uomini anziani importanti che mi consideravano una specie di figlia e dai quali ho imparato moltissimo: mio nonno paterno; un intelligentissimo ingegnere brasiliano morto sei mesi prima di compiere 100 anni, una storia di un’amicizia dolcissima, un uomo buono e coltissimo; uno zio raffinatissimo; l’editore d’arte Franco Maria Ricci; il Maestro Federico Fellini

– Cos’ è il successo per te ? Il successo è un bel vestito su un corpo che sanguina.

– E la vita privata? Ho sempre lavorato troppo. Desidero essere moglie e soprattutto mamma. La maternità é il più grande e meraviglioso successo di una donna

– Puoi svelarci qualcosa dei tuoi prossimi progetti? Vorrei ripubblicare LE INUTILI APPARENZE con un nuovo editore e realizzare il film. Sto scrivendo un Saggio ed ho un progetto culturale con la Francia. E soprattutto proseguire il mio impegno umanitario a favore del Darfur e di tutti i Paesi del mondo in cui le popolazioni sono vittime di persecuzioni e soprusi.