Prima regola: non parlare mai del Catch Imprò

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[oblo_image id=”1″]La prima volta che sentii parlare del Catch Imprò avevo solo ventiquattro anni. Ebbi la soffiata da un’amica, che aveva partecipato allo scontro e aveva resistito fino all’ultima battuta. Era una professionista o un’improvvis-attrice, come la chiamavano loro, e quando saliva sul ring sferrava attacchi di ilarità vincendo ad ogni round. Era l’unica donna, ma sapeva farsi valere. O almeno, così si diceva in giro.

La prima volta che vidi un Catch Imprò avevo solo venticinque anni. Il teatro era pieno: alcuni sapevano già cosa aspettarsi e scrivevano spunti e idee da lasciare agli attori, altri, invece, si guardavano attorno incuriositi e smarriti. Poi le luci si spensero, il sipario si aprì.

Un wrestling ring era posto al centro del palco e un uomo dalla folta chioma riccia ci guardava, pronto a dare inizio allo spettacolo. Era l’arbitro dello scontro teatrale. Mesi dopo scoprii che quell’uomo era uno dei boss della più grande associazione nazionale di improvvisazione teatrale, Imprò Teatro.

Lo spettacolo iniziò.
“Signori, benvenuti al Catch Imprò. La prima regola del Catch Imprò: non parlate mai del Catch Imprò. La seconda regola del Catch Imprò: non dovete parlare mai del Catch Imprò. La terza regola del Catch Imprò è che qui le regole le faccio io!”.

Il conduttore-arbitro aveva dettato le regole e mi sentii parte di qualcosa di unico. Presentò le squadre composte da due attori ciascuna. Le loro entrate in scena parodisticamente incredibili e gli abiti strampalati mi fecero capire che lì ne avrei viste di belle.

La sfida cominciò. La tensione era altissima. Le risate risuonavano tra il pubblico. Il battito cardiaco seguiva il ritmo degli attori, i quali, concentratissimi, sferravano colpi verbali geniali, emanando un’adrenalinica energia contagiosa. Lo scontro durò quasi due ore e gli attori, esausti, attendevano il verdetto. Il pubblico avrebbe deciso la loro sorte votando il vincitore della serata.

La prima volta che uscii da un Catch Imprò avevo solo venticinque anni. Non ricordo tutte le battute sferrate, ma ora so che il divertimento è assicurato. Le sfide a base di rapidità mentale e ilarità sono irriproducibili, perchè improvvisate, consumate nell’attimo in cui accadono. A fare da padrona è la creatività, indiscussa regina di tutte le vite, di tutte le storie successe o non ancora vissute.

Oggi ho ventisette anni e voglio darvi una soffiata.

Catch Imprò.
Domenica 3 ottobre 2010, ore 21.15.
Vecchia Stazione,  Via Monte Santo, 20 – Forlì.
www.attimatti.it
fo@attimatti.it