Per cambiare la storia ed entrare nella leggenda

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[oblo_image id=”1″] La sorpresa non è che una delle due vincerà il Mondiale, ma che entrambe non lo avessero mai vinto prima. Perché Spagna e Olanda sono marchi, filosofie di gioco, esportatrici di calcio. Di buon calcio. I tulipani arrivano alla loro terza finale con il vantaggio di non doverla disputare in trasferta: né pubblico né arbitri contro. Basterebbe questo per scendere in campo con più convinzione. Al resto ci pensa la solidità di un gruppo che non regala più il football totale di Cruyff ma che sa essere concreto. L’Olanda aspetta, temporeggia e poi colpisce: sempre con le stesse armi, sempre allo stesso modo. Robben usa solo un piede, fa solo una finta, eppure è immarcabile. Parte da destra, si accentra e lascia esplodere il sinistro. Scontato, ripetitivo, monocorde, se non fosse che va inesorabilmente a segno. E Snejider? Il suo tiro è micidiale: potente, preciso, improvviso. Roba da palati fini, pochi sanno calciare come lui. Ancora meno hanno però il dono di segnare anche quando tirano male. Fa gol anche quando vuole crossare come contro il Brasile o quando la sua conclusione è centrale come con il Giappone o sfruttando una deviazione come con l’Uruguay. Fortuna? Non esattamente, è il segno degli unti dagli dei del pallone. Le speranze degli orange sono affidate a loro, ma di fronte si troveranno l’avversario peggiore. La Spagna ha iniziato a vincere nel calcio agli Europei 2008 continuando il magic moment dello sport iberico. Guardiola ha definito le furie rosse “una generazione di fenomeni” fotografando la squadra che offre il miglior calcio al mondo. Si è detto che i giocatori hanno finalmente la personalità necessaria per reggere nelle competizioni di massimo livello. La verità è che è molto più facile scendere in campo con personalità quando si ha la consapevolezza di una supremazia tecnica evidente. La spina dorsale della formazione è quanto di meglio si possa chiedere. Un portiere sicuro come Casillas, in difesa un capitano coraggioso come Puyol e il miglior centrale al mondo leggasi Piquet, un maestro del centrocampo come Xavi assistito dal compare Iniesta e una punta che fa sempre gol come Villa. E si potrebbero aggiungere le geometrie di Xabi Alonso, le scorribande di Sergio Ramos, la sagacia di Busquets, la voglia di riscatto di Fernando Torres, l’estro di Fabregas, la rapidità di Pedro. Per questo, i pronostici (anche i più autorevoli, non solo quelli del polipo) tendono dalla parte della Spagna. Ma la certezza è che, chiunque sia, chi conquisterà lo scettro iridato, lo farà con assoluto merito. Semmai ci sarà da sorprendersi che il perdente non possa ancora esporre una Coppa in bacheca. Sarà un’ingiustizia, ma era impossibile sanare due ingiustizie in un colpo solo…