sabato, Gennaio 16, 2021
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Napoli e Cavani: un rischio o un colpaccio?

Ora che è arrivata l’ufficialità dell’affare Cavani vorrei porre un paio di riflessioni su quello che viene definito il colpo più importante messo a segno da una squadra italiana in questa sessione di calciomercato estivo.

[oblo_image id=”1″]TASSELLO MANCANTE – Alla fine della scorsa stagione fu chiaro a tutti, tifosi azzurri e addetti ai lavori, così come anche all’allenatore Mazzarri e alla società, che il tassello mancato al Napoli che avrebbe potuto garantire la qualificazione in Champions League era un bomber da 20 gol. Uno che segnasse reti a grappoli, da solo, sempre e comunque, anche nelle partite più ostiche nelle quali scarseggiasse l’assistenza dei pur forti compagni di reparto (Hamsik, Lavezzi e Quagliarella). Due anni fa si investirono ben 8 milioni per Denis, l’anno scorso 5 e mezzo per l’austriaco Hoffer. Due scommesse, per diversi motivi, perse. Quindici gol in 63 gare fra campionato e coppe per l’argentino in questi due anni, una sola rete in 11 scampoli di partita per l’austriaco. I numeri parlano chiaro.

QUAGLIARELLA – L’anno scorso, insieme a Hoffer, arrivò per l’esorbitante cifra di 16 milioni di euro (più l’altra metà di Domizzi) anche Quagliarella. Un giocatore che in 4 stagioni di serie A aveva segnato 3 gol con l’Ascoli (2005-06), 13 con la Samp (2006-07), 12 (2007-08) e poi ancora 13 (2008-09) con l’Udinese. Insomma, a 20 reti non c’era mai arrivato nemmeno lontanamente, se non nell’ultima stagione in Friuli considerando anche gli 8 centri messi a segno in Coppa Uefa contro squadre non di altissimo profilo. Risultato? Rispetto alle stagioni con Samp e Udinese, in maglia azzurra la media realizzativa di Quagliarella è scesa parecchio e il bottino totale non ha superato le 11 segnature. Altro investimento, per ora, fallito. Ma c’era da aspettarselo visto che il funambolo di Castellammare non è mai stato un bomber, e soprattutto una prima punta di peso. Ciò di cui aveva invece bisogno il Napoli.

TONI E TREZEGUET – Quest’anno De Laurentiis ha rinunciato prima a Toni e poi a Trezeguet. Nessuno dei due ha bisogno di presentazioni, ma rinfreschiamo un po’ la memoria con qualche dato. L’ex centravanti della Nazionale, da quando è esploso nel 2003, fino al 2009, ha realizzato la bellezza di 158 gol in sei stagioni. Una media di oltre 26 gol all’anno, se si esclude il 2009-10 in cui è stato 6 mesi da separato in casa a Monaco di Baviera e 6 mesi a Roma dove comunque è riuscito a mettere insieme 5 gol in 15 partite. Il francese invece, nonostante le ultime due stagioni sfortunatissime dal punto di vista fisico, dal 2000 ad oggi ha realizzato con la maglia della Juve ben 171 reti, mentre dal 1997 al 2000 ne aveva segnati ben 60 con la casacca del Monaco. In totale fanno 231! Ecco, loro si potevano prendere senza sborsare un euro per il cartellino, benché pretendessero ingaggi ben più alti di Cavani. Ma comunque non si sarebbe investito tutto quello che si risparmiava sul cartellino per lo stipendio, e in più ci sarebbero state più garanzie dal punto di vista realizzativo. Pagare meno per avere di più, sebbene per più breve tempo, vista l’età dei due arieti a cui si è rinunciato.

CAVANI – Quante garanzie da invece Cavani dal punto di vista realizzativo? Molte meno di Toni e Trezeguet direi. Solo 46 gol in 142 presenze in carriera. Una rete ogni 3 partite in media. Precisamente 9 gol in 25 gare con il Danubio, solo 37 in 117 partite con il Palermo dove non ha mai superato il tetto dei 15 gol stagionali, raggiunto nelle ultime due annate se si considerano anche le reti segnate in coppa Italia. Decidete voi: chi dava più garanzie sotto porta, almeno nell’immediato? In più, le sole potenzialità di Cavani (non certezze) sono costate 16 milioni e uno stipendio che fra premi e scatti si avvicinerà sempre più ai 2 milioni l’anno. Non poco insomma.

GARANZIE E RISPARMIO – Il discorso è questo. Non dico affatto che Cavani è un giocatore scarso. Dico solo due cose. Innanzitutto che il Napoli cercava un giocatore che garantisse molti più di 15 gol all’anno, e Cavani per ora non è questo tipo di giocatore, vista la sua carriera. Seconda cosa, se proprio si spendono 16 milioni di euro, almeno si vada sul sicuro, altrimenti, scommessa per scommessa, si spendano meno soldi, così sarebbero minori le ripercussioni in caso di fallimento dell’operazione. Ripercussioni che tutt’ora la società paga per altri giocatori acquistati in cambio di cifre spropositate negli anni precedenti e mai risultati decisivi con la maglia del Napoli, che ora cerca disperatamente di liberarsene dovendo però pagare lo scotto del loro fallimento, e cioè realizzando una serie infinite di minusvalenze. Ultimo caso Denis, comprato per 8 milioni e rivenduto dopo due anni per la metà nonostante sia ancora nel pieno della maturità: 29 anni. Ma altri ce ne sono (con la dovuta differenza di cifre, s’intende) come Bucchi, De Zerbi, Rullo, Dalla Bona, Pià, Calaiò, ecctera, eccetera.

QUESTIONE TATTICA – Con l’acquisto di Cavani si pone per Mazzarri anche un interrogativo tattico. L’anno scorso il tecnico toscano ha impostato un 3-4-2-1 dove Lavezzi e Hamsik erano i trequartisti e Quagliarella la punta centrale. Con l’arrivo dell’uruguayano logica vorrebbe un arretramento di Hamsik a centrocampo al posto di Pazienza, uno spostamento di Quagliarella sulla trequarti e l’inserimento di Cavani come vertice alto del tridente. Peccato solo che dopo la partita con l’Atalanta, penultima di campionato della scorsa stagione, Mazzarri abbia dichiarato finito sul nascere l’esperimento delle 3 punte di ruolo con il supporto di Hamsik a centrocampo (durato, peraltro, lo spazio di soli 90 minuti).

POSSIBILI SCENARI – Due, a questo punto, le alternative: o Mazzarri si è ricreduto, o uno fra Cavani e Quagliarella starà in panchina. La prima ipotesi non sembra veritiera visto che proprio ieri, subito dopo la prima amichevole estiva, il tecnico ha confermato le sue perplessità sulla formula del tridente più Hamsik. Se invece si realizzasse il secondo scenario, mi chiedo se valeva la pena spendere tanti soldi (16 milioni) per un giocatore che starà in panchina (che sia Cavani o Quagliarella). E ancora. Se uno dei due dovrà sedersi in panchina, o l’acquisto di Cavani sarà stato un dippiù costato un salasso, o sarebbe stato meglio vendere Quagliarella al Rubin Kazan quando i russi avevano pronti sul piatto 25 milioni di euro. Soldi che avrebbero consentito di registrare forse la prima plusvalenza dell’era De Laurentiis e di investire in altri reparti.

LA SPERANZA – La speranza , mia e di tutti i tifosi azzurri, è che Mazzarri si sia ricreduto sull’assetto tattico schierando il tridente più Hamsik, e che Cavani si dimostri una scommessa vinta diventando un cecchino infallibile e ripagando l’ingente investimento fatto per assicurarselo. E, a proposito, se anche Quagliarella e Lavezzi cominciassero a segnare di più, non sarebbe male.

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