Mountain Gallery: l’arte sulle vette meranesi

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[oblo_image id=”1″]Meraner gruppe, un collettivo di artisti della zona di Merano, insieme ad Antonio Riello, guest artist di quest’anno, noto artista di fama internazionale, trasformeranno otto cime di montagna, che circondano la conca di Merano, in luoghi d’arte.

L’esposizione, in programma dal 13 giugno al 30 settembre 2010 – 100 giorni, dal titolo Mountain Gallery, avrà come tema centrale “Dio”, e gli artisti interpreteranno il rapporto uomo/Dio creando opere che saranno visibili solo da coloro che si impegneranno in un’escursione in alta montagna, per poter riflettere sul tema della mostra.

Il paesaggio sarà interpretato dagli artisti come luogo capace di influenzare natura, cultura, credenze e uomini. Meraner gruppe allestirà luoghi d’arte su otto rilievi, che sono: la Cima Muta (2.294), la Punta Cervina (2.781 m), il Monte Luco (2.434 m), il Monte Ivigna (2.581 m), la Punta Rosa (2.625 m), il Monte Cigot (2.998 m), il Passo San Vigilio (1.793 m) e gli Stoanernen Mandlen (2.003 m).

Il collettivo Meraner gruppe, attivo dal 2006, s’ispira a un arte che non sia solo concettuale ma che consista in un’attività anche estetica, con un forte legame al territorio, e gli artisti che formano il collettivo sono uniti dall’idea che percorrere insieme un cammino renda lo stesso più stimolante e produttivo.

Fanno parte della meraner gruppe Sabine Auer, Franziska Egger, Hannes Egger, Martin Geier, Peter Schwellensatti, Sara Schwienbacher e Peter Tribus.

Quest’anno l’artista “Ospite”, invitato a lavorare insieme a meraner gruppe sarà Antonio Riello, che vive tra l’Italia e la Gran Bretagna, e che nella sua carriera lunga e ricca di riconoscimenti internazionali, ha esposto in molte città del mondo.

Il progetto Mountain Gallery si ispira alla montagna come luogo di culto. Per gli artisti e le artiste del gruppo queste vette rappresentano luoghi dove iniziare una riflessione su Dio.

In molte religioni le montagne sono considerate luoghi sacri e su quasi tutte le cime che dominano le Alpi è possibile trovare simboli religiosi, principalmente sotto forma di croci in vetta.

Le montagne, che si estendono in direzione del cielo e che possono essere conquistate solo compiendo notevoli sforzi fisici, si propongono ora come luoghi ideali per riflettere su Dio. In questo modo l’arte non si presenta solo come esperienza estetica ma diventa un’attività spirituale, religiosa e fisica.

I membri del gruppo hanno scelto diversi approcci attraverso i quali sviluppare la propria riflessione artistica.

Sul Monte Luco, Franziska Egger si richiamerà alla metafisica della luce della filosofia neoplatonica. Per lei Dio è luce; una luce che riflessa da vetri di vari colori che invade tutto lo spazio circostante. È solo attraverso la luce che gli occhi, di per sé fatti di sole, possono vedere e riconoscere.

Sul Monte Ivigna Sabine Auer presenterà il lavoro “Laib geworden” (Divenuto pane), dove mostrerà una forma di pane appoggiata su un cuscino ricamato. Con quest’opera l’artista affronta non soltanto il tema della parola e di Gesù, che diventano carne, secondo le credenze cristiane, ma anche quello della condivisione intesa come modo di agire e come virtù.

Sulla vetta più alta, quella del Monte Cigot, Hannes Egger inviterà a compiere un rituale. La sua opera si intitola “100 days smoke”. Seguendo le apposite istruzioni, ogni giorno si dovrà accendere un piccolo fuoco sul quale bruciare un’erba aromatica, l’artemisia, per offrire un piccolo sacrificio.

Alle divinità della natura si dedica anche Martin Geier sulla Punta Rosa, vetta che domina Lagundo, dove esporrà le corna di un camoscio. Per Geier camosci e stambecchi sono i veri signori della montagna, animali capaci di arrampicarsi con estrema destrezza sulle pareti rocciose, da dove osservano gli uomini impegnati nelle ascese e scalate.

Sara Schwienbacher presenterà la sua performance presso i leggendari “uomini di pietra” (Stoanernen Mandlen). Sulla sommità del pianoro si trovano centinaia di colonne realizzate sovrapponendo blocchi di arenaria. Al centro di questo luogo, già frequentato in epoca preistorica, l’artista esibirà fotografie che la ritraggono in diverse sembianze, come saliga o strega. In una notte di luna piena la Schwienbacher organizzerà una performance presso gli “uomini di pietra” nella quale, vestita solo di colore, renderà omaggio alla femminilità.

Il contributo di Antonio Riello sarà esposto sul Passo San Vigilio, nei pressi dell’omonima chiesa. L’artista allestirà un numero di pronto soccorso per emergenze spirituali, con il quale chiamare il proprio dio richiedendone assistenza. Con questo lavoro, dal titolo “First Aid”, l’artista affronta in modo scherzoso e ironico un tema delicato. Gli uomini cercano aiuto non solo per il corpo, ma anche per lo spirito. Riello realizza, grazie alla tecnologia, un filo (telefonico) diretto con Dio.

Sulla Cima Muta, Peter Tribus proporrà una citazione dagli Atti degli Apostoli 10,9-16 – 11,4-10. Presenterà l’apostolo Pietro che discute con Dio, rifiutando di mangiare cibo definito immondo. La voce divina lo esorta per tre volte a vivere non secondo la legge ma affidandosi allo Spirito Santo e gli fa apparire, in una visione, una grande tovaglia con tutti gli animali della terra che servono da nutrimento all’uomo.

L’opera di Tribus è un grande sì alla vita, alla gioia e al corpo. Perché Dio è gioia.