Mondiali: vola la Nuova Zelanda, attesa per l’Italia

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Per chi ci crede, le parole di Clive Burgess non sono affatto eccessive: “Il rugby è come una religione. C’è gente che sente il bisogno di andare in chiesa, io ho sento il bisogno di andare alla partita”. Per una nazione intera la palla ovale è un totem e in questi giorni si sono fermate scuole, uffici e negozi per poter seguire l’evento da impeccabili padroni di casa. Si è alzato il sipario al termine di una suggestiva cerimonia d’inaugurazione sui mondiali di rugby in Nuova Zelanda: 20 squadre che si daranno battaglia sino al 23 Ottobre per incoronare i successori al trono del Sudafrica.

Gli All Black sanno di non poter fallire: troppe volte la rassegna iridata ha regalato delusioni al popolo Maori e tra le mura amiche non sono ammessi passi falsi. Nella gara d’esordio, si sono sbarazzati di Tonga con un eloquente 41-10 al termine di un match senza storia. Bisognerà attendere test più impegnativi per saggiare la tenuta, soprattutto mentale, dei neozelandesi: per ora, comunque, missione compiuta.

C’è attesa anche per l’Italia che debutterà all’alba di domenica contro il colosso Australia: speranze di successo vicine alle zero; tuttavia, sarà importante consolidare mischia e fasi di gioco statiche per arrivare preparati alle sfide decisive per la qualificazione. Russia e Usa sono inferiori agli azzurri, che si giocheranno le chances di approdare ai quarti di finale contro l’Irlanda nell’ultimo match del girone. Per Nick Mallett, al passo d’addio come commissario tecnico della nostra nazionale, si tratta di un obiettivo difficile, ma non impossibile. E’ doveroso crederci con la speranza di poter riscrivere la storia del rugby tricolore: è la grande occasione per entrare nell’elite mondiale della palla ovale