Molaioli: un esordiente vince il premio FAC 2007

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[oblo_image id=”2″]Atmosfera rarefatta di montagna, il lento incanto settembrino di un lago immerso nella vegetazione alpina, il silenzio di una provincia lontana che conosce tutto di tutti gli appartenenti alla sua piccola comunità. Forse non proprio tutto. La superficie placida delle acque adombra drammi esistenziali, tumulti interiori e segreti eventi ancorati al fondale. Anna, una ragazza tranquilla e amata, viene trovata senza vita, adagiata completamente nuda in riva al lago. La macchina della legge si muove, viene incaricato di sbrogliare l’intricata matassa l’ispettore Sanzio: con acume, ironia, distacco, intelligenza. Ma anche con grande umanità, che riemerge dopo essere rimasta sopita nelle profondità della sofferenza personale.

L’interpretazione di Toni Servillo è strepitosa, e il suo alter-ego ha tutte le carte in regola per entrare nel gotha degl’investigatori. Si tratta de La ragazza del lago lungometraggio d’esordio di Andrea Molaioli, che ha valso al regista l’edizione 2007 del premio FAC, tradizionalmente riservato ai registi emergenti. Il Comitato Nazionale per la Diffusione del Film d’Arte e di Cultura, composto da giornalisti e critici cinematografici ha premiato il cineasta all’unanimità.

Il soggetto del film é tratto da Lo sguardo di uno sconosciuto, romanzo della scrittrice norvegese Karin Fossum.

[oblo_image id=”1″]Grande accuratezza nei dettagli, caratterizzazione efficace e mai banale dei personaggi, cura delle vicende secondarie che aprono una pluralità di sottolivelli narrativi e la capacità di trattare ciascuno di essi in maniera esauriente, con un effetto di grande realismo. Fotografia suggestiva. Questi alcuni degli ingredienti che hanno portato Molaioli al successo di pubblico e al recente riconoscimento da parte della critica.

Spesso da palcoscenici importanti si ripete che il cinema italiano é in crisi e non produce niente di nuovo. Quando alla suspence si aggiungono una nota di colore e personaggi che racchiudono forza vitale forse non s’inventa nulla, maalla ricerca del colpevole si affianca la possibilità dell’introspezione, oggi non esattamente qualcosa di scontato.