Mister, giocatori e dirigenti: la maledizione granata

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[oblo_image id=”1″] Da sempre un alone di mistero avvolge il Toro e la sua storia. Ma negli ultimi anni sembra che un fluido magico abbia deciso di rovesciare le sorti di chiunque si avvicini alla casa granata. In primis, rimane da capire come mai con straordinaria regolarità giocatori con un curriculum invidiabile improvvisamente appassiscano all’ombra della Mole: da Barone a Fiore, da Amoruso ad Abbruscato, l’elenco potrebbe continuare per ore. Ma il “virus” ha colpito inesorabilmente anche gli allenatori. Novellino e Zaccheroni sono giunti sulla panchina granata con le credenziali di chi aveva  fatto bene dappertutto e l’entusiasmo di chi vuol dare una svolta alla propria carriera. Le squadre di Monzon avevano la stessa impronta: Venezia, Piacenza, Sampdoria raccoglievano risultati e consensi. Zaccheroni era stato uno degli artefici della favola Udinese e vanta uno scudetto in bacheca conquistato con un Milan tutt’altro che stellare. Ma sulle rive del Po si sono smarriti, incapaci di sviluppare il proprio calcio, abbandonati ad un destino quanto mai gramo. La novità è che ora la “maledizione” si abbatte anche sui direttori sportivi. Rino Foschi è stato scelto come sinonimo di garanzia: tanta esperienza e competenza al servizio di una società troppe volte rimproverata di essere priva d’organizzazione. Cairo gli ha delegato poteri quasi esclusivi sul mercato. C’è ancora tempo per completare il puzzle, ma oggi appaiono troppi i tasselli mancanti o fuori posto. Nella finestra di Gennaio erano stati promessi 3 colpi in grado di risollevare le sorti della stagione. Sono arrivati Gasbarroni e Rivalta; l’esito finale lo conosciamo. Si pensava che il mercato estivo garantisse la rinascita granata. Il presidente aveva assicurato di voler riportare rapidamente il Toro ad alti livelli smentendo categoricamente ogni ipotesi di smembramento della squadra. Ma i fatti parlano diversamente. Sono partiti o stanno partire molti degli elementi più interessanti: quelli che per qualità e carta anagrafica avrebbero dovuto gettare le basi un progetto a lungo termine. A rimpiazzarli sono arrivati alcuni giovani di belle speranze che però hanno ancora tutto da dimostrare. E ciliegina sulla torta, è arrivato il tormentone Italiano. Come è possibile che un dirigente navigato come Foschi tratti per un mese un giocatore, non esattamente l’alter ego di Messi, per farselo soffiare dal Padova, non dal Barcellona? Domande senza risposta a meno che non si voglia credere all’implacabile maledizione granata. Meglio mantenere un sano realismo e ritrovare quell’umiltà necessaria per rituffarsi negli abissi della B e iniziare una faticosa risalita. Senza cercare alibi e senza cadere nel vittimismo.