martedì, Gennaio 19, 2021
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Mercanti di liquore, un bicchiere per un’intervista

[oblo_image id=”1″]La storia dei Mercanti di Liquore ha inizio a Monza a metà degli anni Novanta, quando tre musicisti si incontrano e si riconoscono nella passione che li lega alla tradizione cantautoriale italiana, c’è soprattutto una “filiazione putativa” con Fabrizio De Andrè.
Apprezzati dalla critica, che ama definirli un “power-folk trio”, i Mercanti consolidano la propria esperienza in numerosissimi concerti, fino a varcare i confini regionali e proporsi nelle più importanti manifestazioni musicali italiane.
Nel 2003 comincia il fruttuoso sodalizio artistico Marco Paolini e che dura tuttora, infatti lo spettacolo Miserabili – io e Margareth Thatcher è attualmente in giro, nel calendario di molti teatri italiani. Ora a parlare di musica e non solo, qui su Oblò, è il mercante Lorenzo.

Partiamo dal titolo del vostro album: Che cosa te ne fai di un titolo? In un epoca dove lo slogan è la base di ogni testo comunicativo, voi irrompete in maniera bukowskiana, ma volevate uno slogan o l’effetto contrario? Un po’ tutte e due le cose. Volevamo uno slogan (il titolo di un cd deve necessariamente avere il dono della sintesi) che chiarisse la nostra distanza dalle logiche e dalle parole d’ordine del mercato musicale, commerciale o “d’autore” che dir si voglia.

Inutile dire che vi ho scoperto grazia a De Andrè, a Genova patria di Faber nei miei anni universitari, cominciava a girare il vostro nome, quindi partiamo da Faber per arrivare a? Qual è la direzione dei Mercanti ora? Secondo me si può partire da De André per andare ovunque. I maestri migliori sono quelli che ti insegnano “come si fa ad imparare” e facendo questo ti obbligano prima o poi ad allontanarti il più possibile dal loro esempio. Ad un certo punto la figura del nostro maestro è diventata ingombrante e abbiamo sentito la necessità di scrollarcela di dosso… sono convinto che lui avrebbe approvato. In ogni caso l’insegnamento è profondo e l’amore per le sue canzoni incondizionato. Adesso stiamo provando ad esplorare direzioni nuove, ritengo sia importante non affezionarsi troppo ad uno stile, se non altro per mantenere una buona libertà di movimento. L’artista è come lo squalo, se sta fermo a lungo muore… stasera sono in vena di metafore!

[oblo_image id=”2″]Considerando la canzone “Mercante di liquore”, come manifesto programmatico (espressione che non si usa più, forse perché nessuno rispetta più i programmi? Ma non mi riferisco a voi):un mercante di liquore riconosce la gente dagli odori, quali sono gli odori di questi tempi? Cosa sentite attraverso la vostra sensibilità artistica? Bellissima domanda, hai colto bene il senso della canzone….adesso pero’ c’è il rischio che riempia quattro pagine… vabbé provo a sintetizzare. Sentire l’odore delle persone significa intanto avvicinarcisi, annullare le distanze che impediscono di conoscere. Se poi ti abitui a stare a contatto con la gente riesci anche facilmente a creare un legame, o nella peggiore delle ipotesi, riesci ad evitare guai. Quando abbiamo scritto quella canzone (più o meno dodici anni fa) suonavamo di continuo in pub, bettole e osterie della Brianza, ed eravamo a strettissimo contatto con un campionario di umanità che ti lascio immaginare (non che fosse una novità, io sono nato e cresciuto in un quartiere popolare alla periferia di Monza). La nostra musica (leggasi “liquore”) aveva il potere di azzerare le differenze e col passare del tempo ti ritrovavi ad avere una certa confidenza con persone che alla maggior parte dei miei coetanei faceva paura, o almeno timore. Parlo dei disperati, degli alcolizzati, dei piccoli delinquenti, ma anche di tutto quel “sottobosco” che incontri solo a cavallo tra notte e mattino (ed ecco che il buon Faber ricompare). In quel periodo ho iniziato in qualche modo ad apprezzare “gli altri”, a non averne paura. Mi sentivo parte di una comunità ampia e dannatamente problematica, ma essendone parte la sentivo meno estranea, persino comprensibile, e mi sentivo al sicuro. Oggi quando sento parlare di sicurezza mi viene da ridere, non saranno i sistemi di allarme a farci stare più tranquilli e nemmeno qualche pattuglia in più di polizia. La nostra sicurezza dipende in larga parte dalla capacità che avremo di conoscere e di farci conoscere per quello che siamo…e a più gente possibile. In due parole, dobbiamo annusarci.

Sempre dalla vostra canzone “manifesto” Mercanti di liquore: Fuori si aggiran le iene? Chi sono le iene oggi? Ti rispondo alla Jannacci: Le iene sono quelli che “speculano”, quelli che ti spiegano che anche tu avrai il tuo bel profitto, quelli che hanno una visione talmente “privata” del mondo che dichiarano guerra al dirimpettaio, quelli che dicono “me mi interessa niente!”, quelli che prendono gli ordini da Dio, quelli che non ti approvano il mutuo perché non dai abbastanza garanzie, quelli che chiamano i vigili ogni volta che c’è un concerto, quelli che si affezionano così tanto al padrone che poi lo votano, quelli che costruiscono un impero in Romania, quelli che regalano mille euro se indovini la parola nascosta, quelli che fanno finta di essere giornalisti e stanno zitti quando un giornalista vero viene cacciato dalla redazione eccetera, eccetera, eccetera… ahimè.

“Imparammo la chitarra per aver un occasione”, la musica dunque come libertà? E’ ancora valida oggi la musica come via di fuga? Penso di si, la musica, così come qualsiasi altra esperienza che arricchisca noi stessi. Ascoltare o fare musica è una valida alternativa a ciò che normalmente ci viene suggerito come utilizzo del nostro tempo. Credo che l’emancipazione di ognuno passi proprio per questo nodo centrale: come utilizziamo il nostro tempo, lavorativo o “libero” che sia. L’economia, o come si suol dire “il mercato”, hanno ancora troppo peso sulla nostra vita, e di recente stanno iniziando ad interessarsi anche al nostro tempo. Ci venderanno esperienze, da anni ci vendono divertimento e svago. Non c’è niente di terribile in questo, ma secondo me è importante mantenere un atteggiamento critico e un po’ di “autonomia culturale”. La musica (a condizione che sia onesta), la letteratura (idem) o altre discipline artistiche, ma anche attività pratiche o lavorative “diverse” sono le esperienze che ci possono portare ad essere un po’ meno consumatori e un po’ più “consumati”.

“Figli storti della Lombardia”. Com’è la vostra visione della Lombardia? Così difficile oggi essere artisti in Lombardia? Tempo fa era difficile essere un artista in Lombardia, intendo dire che era difficile farlo diventare una professione, oggi è difficile essere qualsiasi cosa, quindi l’artista si sente meno solo. Sia chiaro, penso di avere il diritto di parlare male della mia terra perché sono molto legato ad essa, come è normale che sia. La mia regione viene spesso citata come il simbolo di idee o atteggiamenti che non condivido, e questo mi infastidisce parecchio. Però gli devo riconoscere il merito di esser stata capace di regalare benessere ai propri figli, naturali o adottivi che fossero. Il passaggio dalla miseria al benessere non è mai semplice e dalle mie parti ha reso molte persone diffidenti, chiuse, incattivite “il vecchio mangia velocemente e con le braccia avvolge il piatto, come a nasconderlo, o meglio difenderlo da qualcuno che potrebbe portarglielo via in qualsiasi momento” (facciamo finta che sia una citazione…in realtà l’ho scritta adesso, a volte le immagini rendono meglio dei discorsi). Per seguire la musica ho dovuto necessariamente girare le spalle a questo mondo, ho dovuto odiarlo un po’, e probabilmente avevo più di una ragione per farlo. Oggi con un briciolo di maturità in più riesco a capire meglio la mia terra, riesco persino a giustificare alcuni suoi difetti….però mi fa ancora incazzare parecchio.

Il recupero di una canzone popolare del sud come “Briganti se more”, segno di un telaio culturale molto vasto, o il brano da Il Marchese del Grillo? Come varia la vostra scelta?Ne “La Musica dei Poveri” il tema centrale era la disobbedienza, intesa come scelta coraggiosa e consapevole. Per questo motivo ci è sembrato giusto inserire sia la canzone di Eugenio Bennato che il monologo estratto dal film di Monicelli. Quest’ultimo in particolare ricordo ancora che mi rimase impresso in modo indelebile fin dalla prima volta che lo ascoltai al cinema, direi che è un vero e proprio “manifesto della disobbedienza”. Potrei dire quindi che la nostra scelta è subordinata ai nostri intenti…..ma mentirei 🙂 Semplicemente ci piace rendere omaggio a chi ha fatto qualcosa di importante, o come mi piace dire in questo periodo, a chi è stato baciato dalla grazia.

Ora la domanda che vi hanno fatto tutti e so che può essere noiosa, quindi rispondi come vuoi: La vostra esperienza con Paolini? A costo di sembrarti patetico, ti dico che l’esperienza con Marco è stata una delle più grosse fortune che mi siano capitate da quando deambulo allegramente su questa terra. Lavorare con lui ci ha reso molto più visibili e ci ha fatto crescere artisticamente, costringendoci a confrontarci con realtà diverse e a volte molto distanti dall’ambiente prettamente musicale (ambiente che io giudico a volte piuttosto chiuso e asfissiante). Ci siamo liberati, o perlomeno stiamo tentando di liberarci, dalla compostezza e dalla schematicità che stupidamente a volte prende il musicista; più impegnato a fare di se un’icona che ad imparare cose nuove. Insomma una collaborazione che mi auguro continui ancora a lungo, ma talmente intensa che, se anche finisse oggi, lascerebbe in me un profondo senso di gratitudine nei confronti di Marco.

Su cosa state lavorando ora? Avete qualcosa in cantiere? Tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio uscirà il cd dello spettacolo che stiamo portando in giro con Marco Paolini. Si intitolerà “Miserabili” e conterrà buona parte delle musiche della versione teatrale e anche qualche inedito, oltre ovviamente a dei piccoli monologhi di Marco, come già facemmo per “Sputi”. Oltre a questo il 1 Febbraio io e Paolini saremo in diretta su La7 con uno dei suoi album “Aprile”. Uno spettacolo che parla di rugby, di politica e di giovinezza, a cui io cercherò di dare una “drammaturgia musicale” (oddio che cosa ho scritto!!). Come Mercanti invece stiamo preparando una sorta di “concerto grosso” che vedrà sul palco noi e altri tre gruppi, fusi in una mega-session, ma direi che e’ ancora presto per parlarne, dobbiamo ancora lavorarci parecchio.

I Mercanti di liquore si sentono di consigliare musicalmente… Mah, la lista sarebbe lunghissima….ti dico i primi che mi vengono in mente Gogol Bordello, Christy Moore, Johnny Cash, e in Italia Caparezza, Bandabardò, Elio e le Storie Tese. Inoltre i nostri amici…..Stefano Vergani, Carneigra e Bilingue.

E letterariamente? Un libro su tutti, “Se consideri le colpe” di Andrea Bajani.

Ringraziamo il mercante Lorenzo e ora, a chiudere questa lunga intervista, se il vostro interesse è stato solletticato, vi diciamo dove potete trovare i Mercanti di Liquore assieme a Marco Paolini coi il loro spettacolo Miserabili-io e Margareth Tatcher.

Le date di febbraio

6 TEATRO SAN GIUSEPPE BRUGHERIO (MI)
7 TEATRO COMUNALE ALESSANDRIA
8 PALAFIERA DI VIA CEFALONIA LUMEZZANE (BS)
Dal 15-02-2008 al 18-02-2008 TEATRO COMUNALE FERRARA
19-02-2008 TEATRO DE MICHELI COPPARO (FE)
Dal 29-02-2008 al 01-03-2008 TEATRO ROSSETTI TRIESTE

Per ulteriori informazioni consultate www.mercantidiliquore.it

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