Maradona dà spettacolo, l’Argentina no. Come sempre

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[oblo_image id=”1″] Potere dei geni di ribaltare ogni situazione a proprio piacimento. Da giocatore, Maradona ha sempre privilegiato il campo. Le meraviglie che regalava con il pallone tra i piedi mettevano in secondo piano le bizze e i vizi che facevano da corollario alla sua vita privata. Ora che non può più indossare calzettoni e scarpini, il Pibe de Oro riesce a catalizzare con i suoi comportamenti l’attenzione di un Paese intero oscurando tutti i difetti evidenziati sul terreno di gioco da quella che dovrebbe essere la sua squadra. Perchè a quatto mesi dall’inizio dei mondiali, l’Argentina è ancora un cantiere aperto dove è omessa la data di scadenza dei lavori. L’albiceleste gioca malissimo, non ha un’identità tattica, ha strappato in extremis il biglietto per il Sudafrica e non lascia intravvedere alcun segnale di ripresa. Nell’ultimo appuntamento – una bizzarra amichevole contro la Giamaica – ha sofferto per 80′ ribaltando soltanto nel finale la rete di svantaggio firmata da Jermaine Johnson. A salvare il salvabile ci hanno pensato l’inossidabile Martin Palermo e il giovane Ignacio Canuto al sesto minuto di recupero. Ci sarebbero tutti gli elementi per un processo alla squadra, ma di fronte al carisma dell’allenatore persino i giocatori più affermati divengono poco più che figurine.

 La sfida con i Reggae Boys verrà ricordata, infatti, più per l’appendice e il corollario gentilmente offerti da Maradona che per quanto visto allo stadio di Mar de Plata. Dieguito ha prima stilato le convocazioni centrando il record di chiamare 5 giocatori ufficialmente indisponibili (4 elementi dell’Estudiantes impegnato in Coppa Libertadores e Pereyra, appena operato), poi ha risposto per le rime ai giornalisti nel dopo gara. Non importa se fino al minuto ottantadue l’Argentina fosse in svantaggio contro la nazionale al 78° posto del ranking Fifa perchè secondo l’allenatore “l’albiceleste non ha mai sofferto”. E a chi gli faceva notare se non fossero troppi i 102 calciatori convocati in questi due anni, ha risposto “di essere pronto ad arrivare a 150”. E tra Messi ed Aguero, Milito e Tevez, Higuain e Lisandro Lopez, ad essere sicuro del posto è proprio “El Titan” Martin Palermo, a dispetto dell’anagrafe e del buon senso. Preoccupazione per i risultati? Macchè, a detta di chi quel mondiale lo ha vinto da trascinatore, quest’Argentina è molto più forte di quella che trionfò in Messico nell’86. Dopo averla vista giocare, è diffile da credere: in fondo però ai geni è concesso di ribaltare ogni pronostico. In campo ci riusciva con irrisoria facilità, seduto su una panchina potrebbe essere più difficile.