L’uomo pipistrello ha paura. Come tutti noi

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Il cavaliere oscuro
di Christopher Nolan
Usa, 2008
Nomination: miglior attore non protagonista (Heath Ledger), migliore scenografia (Nathan Crowley, Peter Lando), migliore fotografia (Wally Pfister), miglior montaggio (Lee Smith), miglior trucco (John Caglione, Jr., Conor O’Sullivan), miglior sonoro (Richard King), miglior montaggio sonoro (Lora Hirschberg, Gary Rizzo, Ed Novick), migliori effetti speciali (Nick Davis, Chris Corbould, Tim Webber, Paul Franklin)

Bentornato, uomo pipistrello. Non solo Gotham City, ma il mondo ti aspettava. Non più sogno, non più fuochi d’artificio. Perché anche se sei nato da un fumetto, il tuo nuovo volto ha deciso di scendere in mezzo a noi.

Ce l’hanno raccontato in tutti i modi, Batman: dai giornaletti, ai cartoni animati degli anni ’50, ai telefilm onomatopeici del decennio successivo (POW, BANG, THUD). Poi le visioni di Tim Burton incarnate da Michael Keaton, dal pirotecnico Joker di Jack Nicholson e dal “graffio” della Catwoman targata Michelle Pfeiffer, fino al glamour tecnologico di Joel Schumacher che assoldò Val Kilmer e George Clooney per concepire due fumettoni finiti abbastanza nel dimenticatoio.

Poi, un giovane regista inglese decise di prendere le vesti del pipistrello e di rovesciarle. Ispirato, chissà, dalla lettura dei primi fumetti che così lo dipingevano, decise che Batman non era quello che ci avevano raccontato fino ad allora, e che l’epoca del fumetto era finita. E lo fece tornare un uomo vestito da pipistrello, con le ansie, le passioni, i dubbi della persona comune.

Alla seconda prova, Christopher Nolan dimostra di aver messo a fuoco il personaggio. Dopo il balbettante “Batman Begins” del 2005, con un improbabile Liam Neeson nella parte del cattivo di turno, “Il cavaliere oscuro” ci consegna un uomo pipistrello (ancora interpretato da Christian Bale, purtroppo di nuovo poco convincente) che annaspa nel mare dei suoi dubbi e delle sue incertezze, solo in parte sorretto dalla corazza e dalle diavolerie inventate da un Morgan Freeman che non sfigurerebbe di fronte al miglior Q (chi non sapesse chi fosse corra a rivedersi qualche 007). Perso nei problemi che, in fondo, affliggono ognuno di noi ogni giorno.

Proprio per questo il nuovo Batman è ancora più inquietante. Almeno prima potevamo relegare pipistrelli, pagliacci, pinguini e mostri a due facce nell’incubo. Ma il Batman di Nolan è tremendamente vero. Certo, la Batmobile fa ancora qualche evoluzione di troppo. Ma tutto il resto è diventato spaventosamente concreto, reale, tangibile. Come la paura che il proprio mondo crolli, come quelle torri l’11 settembre di (ormai) otto anni fa. E ricordiamoci che quella Gotham oscura (grazie anche alla splendida fotografia) ha un profilo che ci ricorda qualcosa a forma di Grande Mela.

Un’ultima parola per il Joker. Heath Ledger non c’è più da quasi un anno, una boccetta di sonniferi se l’è portato via e nessuno ha capito di chi è stata la colpa, se di Heath o della boccetta. Ci resta questo ricordo di lui. Non è il ghigno di Jack Nicholson, è un’altra cosa. È il simbolo del diverso, della bestia che c’è in ognuno di noi. Il freak che ricorda al pipistrello non è facile scegliere tra il bene e il male perché la linea di confine non è sempre così netta. Che lo sovrasta, quasi lo schiaccia quando gli ricorda che in fondo loro due non sono così diversi, nel loro essere “diversi”. Emarginati da un mondo che non li vuole, e li allontana. Tutto incredibilmente, e spaventosamente, vero.