L’uomo che ama: le delusioni di cuore da un punto di vista maschile

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[oblo_image id=”2″] In una Torino nebbiosa e rispecchiante lo stato tormentato e confuso degli eroi, la storia apparentemente ordinaria di L’uomo che ama racconta la fine di un amore ma dal punto di vista maschile. Roberto (interpretato dal convincente Pier Francesco Favino) è il protagonista che non si vergogna di mostrare il proprio dolore, provato dopo l’abbandono da parte della donna che lui credeva perfetta per sé. Il film impressiona il pubblico appunto perché è raro vedere sullo schermo un maschio piangere e disperarsi per una questione di cuore. Nonostante la regista, Maria Sole Tognazzi, appartenga all’altro sesso, è riuscita in pieno ad entrare nell’ottica dell’universo maschile.

L’aspetto più interessante è il fatto che, nel corso della trama, il personaggio si trasformi da vittima in carnefice. Attraverso il classico espediente del flashback, infatti, viene narrata anche una passata relazione di Roberto, durata ben tre anni ma finita stavolta per propria decisione. In questo contesto, vengono sottolineate le reazioni differenti di uomini e donne davanti al fallimento di un rapporto sentimentale: se da una parte Roberto si intestardisce a non voler dimenticare una partner decisa e al contempo fragile (incarnata da Ksenia Rappoport) , dall’altra l’impulsiva Alba (Monica Bellucci) allontana bruscamente lo stesso, dando un taglio netto alla spiacevole situazione. Attanagliato dai sensi di colpa per aver fatto soffrire quest’ultima, l’uomo comincia ad accusare i sintomi dell’insonnia, un disturbo fra l’altro sempre più comune nella nostra frenetica società.

Il compito di collegare il tutto è affidato a una apprezzabile colonna sonora firmata da Carmen Consoli, che trasmette in maniera eccellente il senso di tristezza e di nostalgia intriso nella pellicola.
L’unica critica che può essere avanzata all’ultimo lavoro di Maria Sole Tognazzi, riguarda il ritmo un po’ lento e la sceneggiatura a tratti troppo didascalica (forzati ed insistenti primi piani, ricorrenti passeggiate solitarie, notti interminabili e agitate, ecc..).

L’opera, insomma, piacerà sicuramente agli amanti del genere impegnato e a chi cerca anche in sala un utile insegnamento di vita.