sabato, Gennaio 16, 2021
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Le acrobazie dei ballerini di Step Up ora in 3D

[oblo_image id=”1″] Per evitare di produrre l’ennesimo sequel spesso simile ai capitoli precedenti e troppo ripetitivo, con Step Up 3D il regista Jon M. Chu (già autore di Step Up 2, La strada per il successo) ha voluto stupire il più possibile con delle coreografie ancora più spettacolari e numerose, oltre che dagli effetti speciali davvero sofisticati.

Questa pellicola passerà sicuramente alla storia per essere stata il primo dance movie girato appunto in 3D. Dall’8 ottobre, data di uscita prevista nelle sale italiane, gli spettatori non si limiteranno solo a vedere la danza, ma avranno la sensazione di entrarne a far parte e di essere catapultati sul palco assieme ai ballerini. Grazie all’effetto tridimensionale, gli artisti sembrano uscire dal grande schermo e piroettare in faccia a chi assiste alla proiezione indossando gli ormai collaudati occhialini 3D.

Parallelamente, anche la trama si fa più complessa rispetto alle prime due saghe: se in Step Up 2 le crews si affrontavano a Baltimora per ottenere più rispetto e maggiori diritti, stavolta esse appaiono ancora più evolute diventando delle Houses, ovvero dei team più grandi composti da tutti i tipi di ballerini hip hop.  Al centro della storia ci sono appunto i componenti della House of Pirates, un gruppo di street dancers che vivono e si allenano in uno spazio molto avanguardistico seppur spartano, che i filmaker hanno ricavato in realtà da uno spazio commerciale in disuso di 1000 metri quadrati, situato in un quartiere decadente di Brooklyn.

La squadra è capitanata dal creativo Luke (Rick Malambri) che, oltre a essere un bravo ballerino, si cimenta a girare dei video per esporre la scena underground di New York. In vista dell’importante sfida internazionale del World Jam, egli recluta dei nuovi talenti da inserire nel suo gruppo, tra cui il giovane universitario Moose (Adam G. Sevani, che molti ricorderanno per la sua interpretazione in Step Up 2) e la misteriosa Natalie (Sharni Vinson), della quale il leader finirà inevitabilmente per innamorarsi. Il lato romantico che ha caratterizzato la serie cinematografica in antecedenza, perciò, non viene abbandonato neppure in questa terza riproposizione, facendo da sfondo alle magnifiche coreografie che si susseguono per tutta la durata del film.

Gli inframmezzi musicali, inoltre, non consistono solo in esibizioni di breakdance: centinaia di coppie professioniste, ad esempio, sono state impiegate per realizzare la scena di un sensualissimo tango; il coreografo Jamal Sims (già nel cast tecnico di Step Up e di Step Up 2), per di più, ha voluto rendere esplicitamente omaggio ai musical classici del passato, attraverso una perfomance spensierata in cui si cimentano Adam G. Sevani e Alyson Stoner (la protagonista di Step Up), qui nel ruolo della dolce Camille.

A prescindere dai cambiamenti apportati, il messaggio che la pellicola vuole lanciare ai giovani è sempre lo stesso delle altre due che lo hanno anticipato, ovvero: se ognuno di noi crede in se stesso, può superare tutti gli ostacoli e raggiungere i propri obiettivi. Per rendere al meglio tale concetto, del resto, non poteva essere scelta una location migliore di New York, la metropoli americana “capitale della danza”, nella quale continuano a trasferirsi sempre tanti artisti in cerca di gloria. Fra i posti famosi della città che si intravedono in diverse scene, ci sono Coney Island, il Washington Square Park, la Grand Central Station e il Ponte di Brooklyn, nonché quartieri meno conosciuti e più industriali dei dintorni.

I lavori sui vari set sono cominciati nel maggio 2009, non senza aver apportato prima i dovuti accorgimenti. Per assicurarsi che le attrezzature resistessero ai ritmi energici delle riprese, le macchine per girare sono state rese più aerodinamiche, consentendo che la rapidità dell’azione potesse essere colta così con maggiore fluidità.

Una nota di merito, infine, va a tutti gli oltre 250 ballerini coinvolti nel progetto, che hanno superato delle durissime selezioni dal vivo oppure on line mandando dei propri video. Alcuni, poi, sono stati notati attraverso l’LXD (Legion of Extraordinary Dancers), un’altra iniziativa collaterale del cineasta, mentre una minima parte sono già delle celebrità affermate, viste in altri lungometraggi dello stesso genere. Tutti, comunque, durante il periodo di realizzazione hanno dovuto sottostare a ben 12 ore di prove non-stop al giorno, ma il risultato finale, davvero eccezionale, li ha ricompensati della fatica e dei sacrifici ai quali sono stati sottoposti.

Un capolavoro sia dal punto di vista tecnologico che coreografico. Assolutamente da non perdere.

 

 

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