“L’amore fa male”: il primo film di Mirca Viola

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[oblo_image id=”1″]È impossibile resistere a una passione travolgente: sembra essere questo il messaggio principale che la pellicola melodrammatica L’amore fa male (primo lungometraggio in assoluto della regista Mirca Viola) vuole trasmettere al pubblico. Sia che porti sofferenza, sia che possa essere vissuto senza pensare al futuro, un sentimento di questo genere insegna e lascia sempre qualcosa nella vita di chi ha la possibilità di sperimentarlo.

[oblo_image id=”2″]Questo è appunto ciò che capita a diversi personaggi della storia, e più precisamente a tre coppie i cui destini finiscono con l’intrecciarsi per vari motivi. La prima di queste ad essere presentata agli spettatori è quella formata dal maturo Massimo (Claudio Bigagli) e dalla conturbante Germana (Stefania Rocca), una mamma affascinante che però sogna ancora di sfondare come attrice. Anche se in apparenza molto diversi a livello caratteriale, i due si assomigliano per la loro tendenza a non accettare la loro situazione attuale, ricercando la felicità altrove: lui tentando di allontanarsi dalla famiglia per rifarsi una vita proprio con Germana, lei cercando di realizzarsi nel mondo dello spettacolo. Il loro rapporto e le loro vite cambiano radicalmente quando la donna conosce per caso Gianmarco (Paolo Briguglia) e perde la testa per lui, nonché lui per lei. Da questo momento, quindi, entra in scena anche la seconda coppia su cui è incentrata la trama, formata ovvero da quest’ultimo personaggio e da sua moglie Antonia (Diane Fleri), che sembra non voler ammettere che con il marito non c’è più la passione e la confidenza di un tempo. La terza coppia, infine, è come se fungesse da intermediario fra le altre due: essa, infatti, è costituita da Elisabetta (Nicole Grimaudo), un’amica comune di Germana e Antonia, e dal marito (Stefano Dionisi), anch’egli in preda a una passione irrefrenabile e clandestina ma verso un uomo.

Per quanto riguarda la scenografia, sono molto suggestive quelle sulla Sicilia, location dove è ambientata l’ultima parte del film. L’isola è rappresentata come una dimensione a parte, lontano dal caos e dalle tentazioni della città, dove i nostri eroi provano a ritrovare un po’ di pace e a fare chiarezza nei loro cuori.

Chi vedrà il film, insomma, non dovrà aspettarsi il classico lieto fine, visto che peraltro si tratta di un’opera realistica che tratta di problemi diffusi in campo relazionale, ma nemmeno il precipitare inesorabile della situazione: le passioni, appunto, prima o poi finiscono o quanto meno si stabilizzano e non sono più travolgenti come all’inizio, facendo ritornare la vita della gente al solito tran tran quotidiano, seppur con delle esperienze di vita in più di cui fare tesoro.