L’allenatore se ne va: negli spogliatoi inizia la festa

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[oblo_image id=”1″] Non era il più bravo, ma era il più forte. Da giocatore Roy Keane ha scritto alcuni dei capitoli più belli della storia del Manchester United. Era il capitano di quella squadra e l’allenatore Alex Ferguson spiegava il perchè: “Se lo mettessi come rappresentante del mio club in uno scontro uno contro uno, avrei la certezza di vincere. Non importa che si tratti di una gara di Premier, di una competizione di barche o di qualunque altra sfida. Keane ha qualcosa di unico“. Una fama da duro conquistata sul campo: spigoloso, diretto, carismatico a volte persino vendicativo. Come quella volta che mise fine alla carriera del norvegese Alf-Inge Haaland con un tackle furioso. Ma a differenza di altri, l’irlandese lo ammise in una successiva autobiografia: “Qualche anno prima si era permesso di dirmi che stavo simulando. Era giunto il momento di farmi giustizia“. Non sorprende che tanta personalità lo abbia portato ad essere uno dei più giovani manager della Premier League. E nella prima stagione con il Sunderland, i risultati sono stati così lusinghieri da meritare l’entusiasmo del pubblico e una campagna acquisti faraonica da parte della proprietà. Si cercava il salto di qualità: affacciarsi alle zone alte della classifica. Stavolta. però, il campo ha tradito Keane, che fedele al suo stile non ha esitato a troncare una storia ormai logora. Dimissioni senza rischiesta di alcuna buonuscita comunicate via sms. Poca voglia di parlare quando si vince, figurarsi quando si perde. La vera sorpresa è stata la reazione dello spogliatoio. Appena ricevuta la notizia – secondo il tabloi inglese Telegraph – i giocatori del Sunderland si sono scatenati nei festeggiamenti. Chissà cosa farebbe loro Roy Keane se li ritrovasse in campo come avversari. Per ora l’ex capitano del Manchester United preferisce isolarsi nella sua tenuto nello Cheshire. Ma prima o poi tornerà: chi lo conosce sa che non può tollerare di andarsene da sconfitto. Per vendicarsi di Haaland pazientò quattro anni, per rimettere in sesto la sua carriera da allenatore gli basterà molto meno.