La solitudine dei numeri 4: vincenti senza medaglia

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[oblo_image id=”1″] Chi sale sul gradino più alto prende tutto. Medaglia d’oro, foto di copertina, ingaggi degli sponsor e la gioia di guardare almeno per un giorno gli altri dall’alto verso il basso. Il secondo conosce il rimpianto o la beffa ma può consolarsi stringendo la mano al vincitore e vedendo issare la propria bandiera al momento dell’inno. Al terzo rimane il bronzo: ha sofferto ma è riuscito ad arrampicarsi su quel podio che vale una carriera. E al quarto chi ci pensa? Sconfitto, avvilito, a mani vuote. E’ arrivato ad un passo dal sogno e si è fermato. Gli tocca vedere la festa di altri, pensare a ciò che poteva essere e non è stato. I giornali lo liquideranno a seconda dei casi come sfortunato, arrendevole o debole. Gramo il destino di coloro che salutano  le Olimpiadi con un quarto posto. Tanta rabbia, poco altro. Per saldare almeno parzialmente i conti, la Charlymax ha dedicato a questi atleti la quarta edizione del premio Valori dello Sport. Perché non è detto che per rappresentare i principi più puri dello sport sia necessario avere una medaglia. Anzi, basta leggere i nomi per capire come di fronte ci troviamo campioni straordinari e professionisti esemplari. Qualcuno reagisce con filosofia. Dopo tanti trionfi, Giovanna Trillini ha dovuto assistere alla festa di altri: “La rabbia per un quarto posto è enorme. Ma poi pensi che o ammazzi l’arbitro o te ne fai una ragione. E con il tempo ti accorgi che comunque hai dimostrato di essere ancora competitiva”. C’è chi non perde l’equilibrio e si affida all’autoironia. Alessio Boggiato è abbonato al quarto posto: stesso piazzamento a Sidney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008. “Agli ultimi Giochi sono arrivato primo tra gli umani. Sul podio sono saliti extraterrestri. E poi la medaglia di legno non è così male. Si addice alle persone simpatiche, sveglie, divertenti”. C’è chi come la nazionale di ritmica o Alessandro Coppolino ha trovato la forza di reagire dopo aver visto il proprio sogno spezzato da decisioni che gridano vendetta da parte di giurie a dir poco discutibili. Ricordandosi che il quarto posto non è una condanna definitiva. L’appuntamento con il podio può essere solo rimandato e dopo averla sfiorata, una medaglia appare ancora più dolce. Nell’attesa, anche i quarti possono sentirsi meno soli. Chi si ferma a leggerle, sa che le loro storie possono essere più belle di quelle dei vincenti…