martedì, Gennaio 19, 2021
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La Crocifissione del Tintoretto alla Reggia di Venaria

[oblo_image id=”1″] Grazie alle diverse competenze presenti al CCR di Venaria (storici, diagnosti,
restauratori) il dipinto è stato oggetto di un progetto interdisciplinare di
ricerca. L’intervento di restauro è stato preceduto da un’ampia campagna
diagnostica non invasiva che, utilizzando avanzate strumentazioni come la
radiografia digitale, ha fornito informazioni inedite sulla realizzazione
dell’opera. I dati emersi dalla radiografia, incrociati con gli esiti delle
indagini multispettrali e con le osservazioni compiute dai restauratori in
corso d’opera, passate al vaglio degli esperti, hanno offerto un’interessante
conferma e precisazione della cronologia del dipinto e per una migliore
conoscenza del modus operandi dell’artista. Di particolare significato è
risultato il confronto con le indagini multispettrali condotte dal Dipartimento
di Arti Visive dell’Università degli Studi di Bergamo sulle opere di Tintoretto
di datazione coeva A
conclusione dell’importante intervento di restauro dell’opera si intende ora
rendere pubblici gli esiti degli studi scientifici. In accordo con il CCR di
Venaria e con la Direzione dei Musei Civici di Padova il Consorzio di
Valorizzazione Culturale La Venaria Reale esporrà il dipinto all’interno del
locale della Sacrestia nella Cappella di Sant’Uberto per un periodo compreso
fra il 4 luglio e il 14 ottobre 2012. Tale
ambiente, inserito nell’itinerario di visita della Reggia e quindi dotato dei
sistemi di sorveglianza, sicurezza e climatizzazione comuni all’intero
complesso, permette ai visitatori di concludere il percorso con la visione di
quest’opera straordinaria e di approfondirne alcuni aspetti. L’allestimento,
realizzato per l’occasione, prevede infatti un apparato grafico con testi
dedicati all’artista, alla storia e all’iconografia dell’opera, nonché agli
esiti delle indagini realizzate nel corso del restauro; un video progettato dai
tecnici del laboratorio di Imaging del CCR di Venaria fornirà inoltre un
ulteriore supporto
visivo e di comunicazione. L’importante apparato didattico seguirà l’opera al
momento del rientro ai Musei Civici di Padova, dove, per un periodo che va dal
19 ottobre al 18 novembre 2012, le verrà riservata una sala espositiva. Padova, Musei Civici, Museo d’Arte Medioevale e Moderna. Il dipinto è entrato a far parte
delle collezioni del Museo di Padova nel 1875 grazie al lascito dell’abate
Giuseppe Valentinelli. Inizialmente registrato come opera di scuola veneta del
Cinquecento, in seguito compare sotto il nome del veronese Dario Varotari;
soltanto intorno alla metà del Novecento, nell’ambito di un rinnovato interesse
degli studi per il Manierismo a Venezia trova
il suo corretto inquadramento. Giuseppe Fiocco ne ha indicato l’appartenenza al
periodo giovanile di Tintoretto fra il 1540 e il 1545. Tale opinione è stata
accolta unanimemente dalla critica successiva (in particolare Pallucchini e
Rossi), che ne ha assestato la cronologia intorno al 1545.

I dati emersi nel corso del restauro, in particolare la lettura del disegno
preparatorio e la tecnica esecutiva, consentono di confermare l’attribuzione di
quest’opera a Tintoretto. La scena è dominata dal Cristo crocifisso, affiancato
alla sua destra dal buon ladrone e alla sua sinistra dal ladrone impenitente,
stagliato sopra un cielo scuro e in una posa più drammatica. Davanti alla croce
si osserva la figura della Vergine addolorata sorretta da una pia donna; a
sinistra di spalle è raffigurata la Maddalena con accanto san Giovanni
Evangelista, mentre l’uomo in piedi sulla destra è Giuseppe d’Arimatea, che
deporrà Gesù dalla croce. Il centurione a cavallo che irrompe di lato genera un
taglio fortemente diagonale che prosegue fino alle mura di Gerusalemme
attraverso la fila di cavalieri e di soldati. Sullo sfondo, a destra, si
riconosce l’episodio della cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden. La
sovrapposizione di più piani prospettici e la ricerca di profondità tramite la
costruzione del paesaggio sono il segno delle ricerche spaziali condotte
dall’artista in quegli anni, con soluzioni compositive che preludono alla
produzione più matura. L’allungamento dei corpi delle tre figure crocifisse e
certe manipolazioni delle membra dovettero influenzare lo stile di El Greco
durante il suo soggiorno in Italia

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