Juve, non c’è limite alla vergogna. E ora che si fa?

0
5

[oblo_image id=”1″] Non c’è limite all’incoscienza. La Juve 2009/2010 non finisce mai di stupire e a distanza di pochi giorni si supera: contro il fanalino di coda del nostro campionato era riuscita a farsi rimontare tre reti, contro il modesto Fulham – squadra da metà classifica in Premier – centra l’impresa di incassare quattro gol da un attacco asfittico. Una debacle che fotografa una stagione ignobile: ridicolizzata in serie A, umiliata in Europa dove il 4-1 di Londra fa il paio con il 4-1 patito dal Bayern in Champions League. Ma quali sono i responsabili di un fallimento così clamoroso?

ALLENATORI: Alla luce dei fatti, sono probabilmente i meno colpevoli. La favola di Ferrara è durata quattro giornate, poi la squadra ha cominciato a sfaldarsi sino all’esonero; da allora, il soldato Ciro non ha più parlato. Zaccheroni sembrava aver portato un po’ di buonsenso e serenità all’ambiente ma le due rimonte consecutive registrate nell’ultima settimana sembrano una condanna sulle possibilità di una conferma a fine stagione. Alla Juve manca senz’altro un equilibrio tattico, ma tali lacune vanno ricercate più nella negligenza di chi ascolta che nell’incomunicabilità di chi spiega. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire…

DIRIGENTI: A distanza di quattro anni da calciopoli, la Juve ancora non ha un’organigramma preciso. In questa stagione si è assistito al defilarsi di Cobolli Gigli, all’uscita di scena di Gian Paolo Montali, al ritorno di Roberto Bettega ( e tralasciamo le operazioni minori sul resto dello staff). Sono rimasti Alessio Secco e Jean Claude Blanc ma i settori di competenza rimangono sfumati: c’è chi assume cariche ad interim, chi inventa nuove posizioni, chi parla di progetto senza menzionare soggetto e complemento oggetto. Regna la confusione e i risultati si vedono. La squadra non sente la presenza di una guida salda, alcuni problemi strutturali come l’incredibile frequenza degli infortuni rimangono irrisolti, le strategie di mercato appaiono sempre affidate all’improvvisazione del momento. Pianificare? Non se ne parla.

GIOCATORI: Si può convenire sul fatto che i calciatori non siano stati messi nelle condizioni ambientali ideali per esprimere il proprio valore, ma a tutto c’è un limite. Prendere sette gol da Siena e Fulham non ha una spiegazione logica: nelle difficoltà i campioni si esaltano, gli elementi dell’attuale organico si accontentano di scaricare su qualcuno altro le responsabilità. Se Diego e Felipe Melo avessero mostrato in campo un decimo di quanto promesso a parole, sarebbero stati gli acquisti del secolo. Timidi e impalpabili in campo, sfrontati e determinati davanti ai microfoni. Loro possono essere la copertina della stagione, ma anche gli altri non si sentano estranei dal fallimento. Tra limiti tecnici, carenze caratteriali, ragioni anagrafiche, sono pochissime le certezze per il futuro.

PROPRIETA’: In tutto questo caos, fa ancora più effetto il silenzio assordante della proprietà mentre sarebbe il momento giusto per fare chiarezza. Le possibilità sono due. Se la Juve interessa ancora, si prenda in mano la situazione e si intervenga in prima persona. Scegliendo uno staff di top manager (il fatto che conoscano il calcio non è un dettaglio…), investendo pesantemente, facendo sentire la propria voce negli spogliatoi quando necessario. Basta con i parametri zero, con un distacco che ha assunto i contorni dell’assenteismo, con una pacatezza che assomiglia sempre più alla rassegnazione. Se invece la Juve non interessa più, non venga scartata per un semplice vezzo, l’opportunità di venderla. Per prestigio internazionale e numero di tifosi, la Juve è tra i club più appetibili al mondo dal punto di vista economico. Cambiare, a volte, fa bene.

Anche perché peggio di così…