Italrugby: tutto il bello di una sconfitta

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[oblo_image id=”1″] Scendere in campo con la certezza di perdere non è facile. E quando prima della partita, vedi i maori esibirsi nell’haka la paura di essere umiliato può avere la meglio sulla voglia di impresa. L’ultimo precedente dell’Italrugby con la Nuova Zelanda regalava ricordi da incubo. Mondiali 2007: gli All Blacks ci sotterrano con un impietoso 76-14 dando l’impressione di non voler infierire nel finale. A distanza di due anni, il test match di Christchurch ha confermato i progressi degli azzurri, rinvigoriti da qualche innesto ”esterofilo” – Gowyer, Garcia, McLean – e consolidati sul piano tattico da mesi di preparazione. Per un quarto d’ora addirittura i ragazzi di Mallett hanno condotto il gioco grazie ad una difesa monolitica e ad un insolito ma redditizio senso posizionale. Poi il miraggio di lottare punto a punto con i maestri della palla ovale è svanito, la supremazia avversaria si è finalmente acclarata senza però stritolarci. L’Italia ha resistito strenuamente alle percussioni di Ma Nonu, alle scorribande di Rokocoko, ai calci millimetrici di McAllister. Ha placcato tutto ciò che si poteva placcare, e’ barcollata senza cadere al tappeto esanime. La sconfitta per 27-6 è tutt’altro che una condanna: l’abbraccio di Mallett con Troncon conferma la soddisfazione dello staff tecnico azzurro. Dopo un 6 Nazioni fallimentare, la nazionale si sta risollevando. Soffrendo, arrancando, mancando sempre l’appuntamento con la meta ma dando finalmente l’impressione di un gruppo unito e convinto delle proprie possibilità. In attesa di riaprire un ciclo, il prossimo appuntamento è fissato per i test match casalinghi novembrini. Gli azzurri si troveranno nuovamente di fronte la Nuova Zelanda in un San Siro curioso di ospitare per la prima volta  una partita di rugby. Chiamarla rivincita sarebbe troppo, ma senz’altro sarà una partita vera. E per il momento è già molto.