martedì, Gennaio 19, 2021
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Italrugby, il tempo di una lacrima

[oblo_image id=”1″] Noi italiani, è risaputo, siamo conosciuti nel mondo permolte cose: la pizza, il mandolino, la mafia e le vicende politiche sceneggiateda un autore di soap opere.Pochi al mondo però sanno del nostro movimento rugbystico, edi una nazionale che tiene incollata ai televisori migliaia di irriducibilisostenitori.

In questi giorni di incontri mondiali in Nuova Zelanda, iltifoso è chiamato a barattare il sacro riposo del fine settimana per 80 minutidi emozioni e sofferenze, al fianco di quei ragazzi chiamati a difendere inostri colori.È ormai un rito quello di guardarli stringersi forte alsuono dell’inno nazionale ed una spiacevole abitudine il vederli uscire dalcampo a capo chino dopo l’ennesima sconfitta.

Per uno come me che vede ancora lo sport con gli occhi ingenuidi un bambino, quest’ultimo aspetto non ha mai avuto un gran peso.Non in questo gioco dove l’obiettivo non è solo vincere, mavincere onorando i valori umani più nobili: la lealtà, il rispetto per leregole, l’amicizia, il sacrificio.In quest’ultimo aspetto noi italiani, permettetemi un po’ dicampanilismo, siamo maestri. Anche il nostro allenatore, Nick Mallet, ce nerende merito riconoscendo alla sua squadra lo spirito del miglior incassatoreche, nonostante le botte (non solo in senso metaforico) prese sul campo daavversari che in tutti i modi ti sbattono in faccia la loro antica superiorità,trova sempre le motivazioni per rimettersi in piedi per sostenere un altroround.

Questi ragazzi, questi colossi che nel mio immaginario sonola trasposizione degli antichi guerrieri, non li vedrete mai uscire dal campoper sottrarsi allo scontro fisico, anche quando saranno estenuati; non livedrete sottrarre il proprio corpo all’impatto con i 100 e più kili dell’avversariolanciati verso la meta, non li sentirete gridare di dolore dopo l’impatto.

Ma li vedrete piangere, questo sì. Lacrime sui loro volti quando la marcetta di Mameli liriporta con la mente al proprio paese, ai loro cari in tribuna che li hannoseguiti dall’altra parte del mondo per l’appuntamento con la storia, ilpassaggio ai quarti di finale del campionato del mondo. Lacrime sul volto diquell’omone dell’allenatore giunto al capolinea della sua avventura con lanazionale italiana e con quei ragazzi che dopo 4 anni di lavoro sono diventatiper lui come dei figli. Lacrime a rigare i loro volti quando, ricevuti icomplimenti dell’avversario, si ritrovano occhi negli occhi a prendere atto chetutti i loro sforzi non li hanno portati a coronare quei sogni seminati sin daragazzini in qualche fangoso campo di periferia. Ma chi come me ha imparato a conoscere questo sport el’animo di chi lo pratica sa che l’amarezza e lo sconforto non dureranno alungo, giusto il tempo di una lacrima.

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