Into the wild: il viaggio di Penn, tra sé e terre selvagge

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[oblo_image id=”1″]Il capolavoro di Sean Penn, Into the wild, nelle sale italiane già da tre settimane, continua a raccogliere notevoli consensi di pubblico e di critiche. Evidentemente film che lascia il segno, conferma, (ma chi lo avrebbe mai messo in dubbio!), il talento di Sean Penn, da oscar già come attore, che ora per la critica, come regista. Idea geniale la storia, tra l’altro vera, della fuga di un giovane di buona famiglia, Chris McCandless, dalla società, da un promettente futuro nella upper class americana e soprattutto dal cemento metropolitano, alla scoperta di sé e dell’autenticità degli spazi incontaminati degliStates della wildness, raramente materna e il più delle volte imprevedibile, capricciosa e pericolosa.

[oblo_image id=”2″]Nel corso del viaggio, durato due anni, Chris cerca disperatamente di capire se stesso, abbandonando la sua vecchia identità, creandosene una nuova. Fugge dalla famiglia, distrugge soldi e carte di credito e intraprende unpercorso lontano da una società consumista, inseguendo l’obiettivo diarrivarefinoin Alaska, la meta più difficile di tutte, per dimostraredipoter vivere senza contaminazioni esterne.
Interpretato dal giovane e bravissimo attore Emil Hirsch, che tiene la scena per tutto il film, (stupendi i primi piani), il lungometraggio intrattiene lo spettatore per quasi 2 ore e mezza. Protagonisti sono infatti il giovane Chris, che percorre solo con uno zaino e lo stretto necessario l’America da sud a nord, le persone che incontra durante il cammino, che pur lasciando un segno nel cuore nonlo fanno desistere dal suo obiettivo, e soprattutto i meravigliosi paesaggi della natura maestosa degli Stati Uniti.

[oblo_image id=”3″]Particolarità del film è la cadenzialità del viaggio di Chris con le diverse fasi della vita: la nascita, l’adolescenza, l’età adulta, la saggezza; chevengono contrapposteal paesaggio, all’autenticità; come se Penn, che oltre che regista è qui anche sceneggiatore, volesse carpire l’essenzialità di un percorso di conoscenza e di crescita spogliato di tutti gli orpelli che il consumismo dona, in una continua battaglia dell’uomo solo contro la natura. Si giunge però alla conclusione che l’essereumanoèinesorabilmente un essere sociale. Conclusione anche del viaggio di Chris proprio nell’into the wild dell’estate dell’Alaska, forse apparentemente più calda ma più cattiva, esigente e funesta dell’inverno. Ma, Into the wild è anche un film politico che associa il mondo da cui Chris fugge, alla destra di Bush, e l’incontro con alcuni personaggi, tra cui degli hippy nostalgici,a malinconie del passato e a nuovi orizzonti di libertà.

Il film è una trasposizione del libro di John Krakauer Nelle Terre Estreme. Fortemente voluto da Penn, sono occorsi 10 anni per ottenere i diritti d’autore, si avvale di una stupefacente colonna sonora che rimanda un po’ alle atmosfere della Beat generation e a quelle del sempre verde ed emozionante On the road di Kerouac.