Inter e quello strano vizio di piangersi addosso

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[oblo_image id=”1″] Lo dice anche l’inno che l’Inter è pazza. Ha un gusto tutto suo nel godersi le vittorie o nel metabolizzare le sconfitte. Dopo aver sfornato una gara pressochè perfetta nell’occasione più importante, i nerazzurri avrebbero potuto tranquillamente accettare i doverosi complimenti della stampa beandosi per una classifica rassicurante e per la certezza ormai acquisita di essere di un’altra caratura rispetto alle rivali nazionali. Invece, il veleno sta nella coda. Nella storia del pallone tricolore spesso si è gridato al complotto, ma che a farlo fosse la squadra in testa con nove punti di vantaggio sulla diretta inseguitrice non era mai capitato. Il primo affondo è arrivato da Mourinho, che dopo aver realizzato un capolavoro tattico imbrigliando Leonardo e il Milan, si è dato al suo hobby preferito: provocare. Secondo il portoghese, l’arbitraggio di Rocchi e l’espulsione di Sneijder apparterrebbero ad un disegno preciso volto ad ostacolare il proprio gruppo per tenere aperto il campionato. Tesi sostenuta anche da Ernesto Paolillo – definito sarcasticamente dall’interologo Franco Rossi “un amministratore delegato che se non ci fosse, nessuno sentirebbe il bisogno di inventare” – per il quale bisogna tenere gli occhi aperti perchè c’è la ferma volonta di frenare i nerazzurri usando anche metodi non leali. E come sempre accade, in queste accuse pesantissime manca un elemento fondamentale: il soggetto. La sensazione è che non si tratti di dichiarazioni figlie soltanto della tensione del post derby ma che abbiano un carattere strategico. Come se qualcuno ad Appiano Gentile pensasse che alzare un polverone paventando sinistri fantasmi possa servire a difendere il primato. In realtà, basterebbe far parlare il campo dove l’Inter ha costruito e meritato ciò che ha ottenuto, come riconosciuto da avversari e cronisti. Altrimenti, il rischio è che le polemiche divengano un boomerang e al prossimo episodio a favore, qualcuno indirizzi analoghi sospetti verso i nerazzurri. In fondo, si può vincere anche con semplicità. Ma forse questo non è un concetto che appartiene alla nostra cultura sportiva.