Imitationofdeath: la crudeltà del teatro per glissare l’adolescenza

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[oblo_image id=”1″] E’ “Imitationofdeath”, l’ultima sfida della coppia “terrible” del nuovo teatro italiano, Ricci/Forte. Dopo il debutto al Romaeuropa Festival, lo spettacolo approda venerdì 7 e sabato 8 dicembre alle ore 21, a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485; info 051.566330 – www.teatridivita.it), dove la coppia-cult torna dopo il travolgente successo di “Macadamia Nut Brittle”. Un’esperienza che non lascia indifferenti gli spettatori e che divide il pubblico.

La drammaturgia è firmata da Gianni Forte e Stefano Ricci (quest’ultimo anche regista). In scena, 16 performer: Giuseppe Sartori, Pierre Lucat, Andrea Pizzalis, Fabio Gomiero, Blanche Konrad, Piersten Leirom, Cinzia Brugnola, Michela Bruni, Barbara Caridi, Chiara Casali, Ramona Genna, Liliana Laera, Mattia Mele, Silvia Pietta, Claudia Salvatore, Simon Waldvogel. Movimenti di Marco Angelilli. Una produzione di ricci/forte, in coproduzione con Romaeuropa Festival, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Festival delle Colline Torinesi e Centrale Fies.

Un percorso iniziatico sotto l’epidermide di Chuck Palahniuk. Un diagramma sulle contraddizioni dell’Uomo Oggi, con i suoi crolli e le sue stampelle fisioterapiche d’appoggio. Un regno della mediocrità, di rivolta autolesionista, di degenerazione etica che si plasma, si schianta, si erge di nuovo e prende forma attraverso un incessante assaggio della Vita reale e delle sue infinite varianti di sopravvivenza…

Per il loro nuovo spettacolo che ha debuttato in prima assoluta a Romaeuropa lo scorso ottobre, ricci/forte si ispirano all’universo scostumato di Chuck Palahniuk, puntando sul valore di 16 performer. Un gruppo per un affresco collettivo, una cometa nichilista, una gigantesca polveriera da cui non emergano personaggi. Con “IMITATIONOFDEATH” ricci/forte decantano il loro fare teatro: non raccontare fabule ma puntare il telescopio su una fantasmagorica esposizione emotiva dove gli interpreti offrono le loro costole ad un impasto che vede una progressiva riduzione del testo a favore di una teatralità fisica, bellicosa, sempre più ironica e crudele.