Il mito di Roberto Baggio da un 10 maggio all’altro

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[oblo_image id=”1″] Dieci come il numero della maglia, la sua maglia. Cifra tonda, perfetta come il suo modo di disegnare calcio. Il dieci Maggio per aprire e chiudere il sipario su uno spettacolo meraviglioso impreziosito da 205 gol in serie A, 318 da professionista. Statistica e cabala rischiano di essere aride, ostiche se non addirittura noiose. Ma se servono per rispolverare gemme di classe purissima firmate dal Raffaello del pallone, vengono svelate sfumature deliziose. 10 Maggio 1987, Napoli-Fiorentina al San Paolo. Stadio pieno perchè i partenopei stanno per celebrare il loro primo storico scudetto e perchè con la maglia numero dieci degli azzurri gioca un certo Diego Armando Maradona. Quello che gli spettatori ignorano è che in campo ci sia un altro fuoriclasse. Si chiama Roberto Baggio, ha 20 anni, e segnerà il primo gol nel massimo campionato. Su punizione, perchè è meglio esibire subito i pezzi migliori del proprio repertorio. In quel momento gli appassionati si accorgono di aver trovato una miniera: un dispensatore instancabile di gioielli calcistici. Tante maglie, un Pallone d’Oro, un paio di scudetti, qualche basso e tanti alti, litigi, rigori, infortuni e rinascite. Un romanzo da vivere tutto d’un fiato sino al 10 Maggio 2004. L’ultima magia arriva con la maglia del Brescia contro la Lazio. Dopo cala il silenzio. Baggio è stato il campione italiano più amato ad ogni latitudine, eppure dopo aver appeso le scarpe al chiodo si è trincerato in un isolamento ovattato, sereno. Lontano dalle urla del mondo del pallone, distante da ogni polemica. Per farsi ricordare bastano le delizie regalate in campo. Ringraziando cabala e statistica per aver dato una mano alla memoria..