Il grande Pesce: la storia di Passannante al Verdi

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[oblo_image id=”1″]Un tuffo nella storia del passato della nostra nazione. Al teatro Verdi di Milano è di scena infatti fino al 1 febbraio, L’innaffiatore del cervello di Passannante, di e con Ulderico Pesce.

E’ una vicenda purtroppo vera, riproposta in tutta la sua drammaticità da Pesce, che in questi anni ha presentato sul palco dei teatri nazionali, diversi spettacoli di denuncia sociale contemporanea, che inducono a riflettere, e che portano il teatro a fare un salto di qualità in più.

Ma questa volta Pesce va a ritroso nel tempo e ci regala uno stralcio di storia risorgimentale.

Siamo nel 1878 e l’Italia è stata da poco unita, ma il malcontento delle masse popolari, si fa sentire sempre di più, in una fase in cui la destra storica mira a tutelare gli interessi dei latifondisti e dell’alta borghesia, piuttosto che quelli della povera gente, analfabeta e che muore di fame.

[oblo_image id=”2″]Un giovane campano, Giovanni Passannante, con un coltellino dotato di una lama molto piccola, attenta alla vita del re Umberto I di Savoia. Il giovane viene subito condannato a morte, pena che sarà poi tramutata in ergastolo, mentre i genitori e i fratelli internati nel manicomio di Aversa. Ma la condanna all’ergastolo si rivela sicuramente più dura di quella capitale.  Passannante è infatti lasciato in isolamento per 12 lunghi anni, e obbligato a nutrirsi dei propri escrementi. Muore a 60 anni nel 1910 e il suo cervello, per l’epoca un tangibile modello di criminalità, secondo le teorie di Lombroso, molto di moda in quegli anni, sarà esposto al museo di criminologia di Roma, dove è stato “ammirarato” dai curiosi, fino a un anno fa. 

Parliamo di una vicenda cruda, che esprime tutta la bestialità di chi detiene il potere, che prende forma dalla mancanza di una generale e riconosciuta tutela dei diritti dell’uomo.

Certo il gesto dell’anarchico è da condannare, ma rispondere con altra violenza, anzi con il quadruplo della violenza, non è altro che un voler sottolineare la disparità sostanziale tra chi comanda e chi invece muore di fame. Si tratta di una storia ambientata in un’epoca, dove i tempi, le vicende politiche, i costumi, la mancanza di democrazia, intesa come sovranità popolare, non permettevano ai più deboli neanche di alzare la testa per protestare semplicemente. Situazione che in molti paesi del mondo è purtroppo spesso ancora presente.

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: 02 27002476
www.teatrodelburatto.itinfo@teatrodelburatto.itteatroverdi@teatrodelburatto.it
Teatro Verdi – Via Pastrengo 16, Milano – Tel. 02 6880038
ORARIO SPETTACOLI
da martedì a sabato ore 21.00 – domenica ore 16.30 (lunedì riposo)
BIGLIETTERIA
€15.00 (interi) – € 10.00/ € 7.50 (ridotti) – tutti i mercoledì: € 7,50
Abbonamento: “UNO/DUE” (valido su tutta la stagione, utilizzabile anche in coppia) 6 spettacoli € 40,00