Harry Potter e le sue storie d’amore

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[oblo_image id=”1″]Un film leggero, divertente, ma da non confondere con la saga opera di J:K:Rowling che, sfidando la complessità del “Signore degli anelli” di Tolkien e la serie di insegnamenti di “Capitani coraggiosi”, non può considerarsi il soggetto di questo film, bensì una tiepida reminescenza. Un po’ come Francis Ford Coppola rivide completamente “Cuore di tenebra” per farne “Apocalipse now”, Yates con un risultato ben lungi dal suddetto capolavoro, dirige un film in cui i fan della saga non si stupiscono di veder apparire, come per magia, Hugh Grant per impersonare la solita commedia romantica.

La trama del libro diventa sì più complessa ed elaborata – come abitudine della Rowling – ma sfugge dalle ambientazioni intimistiche, presenti, ad esempio, nel terzo libro della saga. Anzi, proprio da “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” sembra dover trarre la sua atmosfera dark e di estremo pericolo, invece l’anno più denso di svolte, che introduce nell’atto finale della saga, viene completamente devastato, perché deviato da Fotografia e Musiche decisamente inadatte (che a dire la verità sembravano poco convincenti anche in alcune scene del film precedente); All’atmosfera completamente rovinata, contribuiscono la pessima scelta nei tagli, in cui sono state salvate scene emotivamente più leggere e di stallo, come a spezzare la tensione, a scene fondamentali per la costruzione del finale, del libro stesso come della saga.

Se si contrappongono e confrontano le due maxicategorie che inglobano, da una parte i rapporti interpersonali tra i personaggi, e dall’altra la lotta contro il male, entrambi hanno un importantissimo ruolo, nonché molte connessioni reciproche. L’amore, l’amicizia e la tolleranza sono parte integrante della lotta, perché mantengono vive quelle connessioni che permettono ai veri personaggi di lottare assieme contro quel regime che si crea intorno a loro. Senza, sarebbero semplicemente degli individui isolati, con la paura solo di accennare ad altri la loro rabbia verso l’aura di terrore che li circonda. Inoltre, l’amore è il filo conduttore dell’opera, perché è ciò che permette, non solo al protagonista di sopravvivere all’anatema di Voldemort (il sacrificio della madre diventa una vera e propria protezione magica per Harry Potter), ma anche che nello scontro finale, Potter possa sconfiggerlo, per motivi che non sfuggono al lettore attento.

Ciononostante, difficilmente i mezzi del cinema possono esplicitare tale complessità psicologica (specie con una durata di 153 minuti), se non, forse, con l’introduzione (assolutamente nuova nella saga) di una voce fuori campo. Ancora di meno sembra logico che le relazioni sentimentali dei protagonisti (anche lo spassoso rapporto tra Ron Weasley e Lavanda Brown)spodestino dalla trama le lezioni private del protagonista con il preside, Albus Silente, strettamente fondamentali per la storia, né tantomeno possono farlo gli eventuali doppi sensi introdotti nel film e assolutamente inesistenti nel libro.

Inoltre, assolutamente negato ogni rispetto per le scene più importanti della sezione finale del libro, se si esclude la fenomenale scena della caverna. La scena della torre, in cui, in realtà, Silente immobilizza Potter, che si trova sotto il mantello dell’invisibilità, per impedirgli di esporsi al pericolo di uno scontro, viene resa in modo assolutamente pessimo. Silente viene disarmato, nel libro, solo per aver preferito salvare Harry, non perché vecchio o svanito, come involontariamente suggerisce la pellicola; ed Harry Potter non interviene perché immobilizzato, non perché un povero codardo e spaventato adolescente, come, di nuovo, la pellicola fa credere.
Per non parlare della fuga dei mangiamorte che, in un’euforia che non parla di follia, bensì di infantilità (che poco si addice alla figura di Bellatrix Lestrange) invece di letali e folli killer, passano per poveri bulletti liberati dal controllo dei genitori. Ancora meglio non parlare della scandalosa durata della scena, più breve di quella del bacio tra il protagonista e Ginny Weasley che, tra l’altro, sembra più una assatanata che di punto in bianco decide di appartarsi col ragazzo, un misto tra una scena da commedia sexy e film adolescenziale, che uscita da una delle scrittrici per ragazzi migliori al mondo.

Sempre riguardo ai tagli, non sorprende che sia stata scartata la scena del dialogo tra Scrimgeour e il primo ministro inglese, poco importante, ma viene subito alla mente con un moto di disperazione, quando poi, palesemente per fare scena, viene sostituita con il crollo di un ponte e l’assalto di alcuni mangiamorte nei pressi di Diagon Alley. Se ci si sofferma un attimo, sembra più di buon gusto accennare a tale crollo nel dialogo, invece di perdere prezioso tempo, per poi usare suddetto tempo per rendere con più dettagli la scena del Voto infrangibile. Inoltre la politica dei mangiamorte è di mistero e di sotterfugi, per alimentare il panico, più intelligente di certo della resa che da vedere dei mangiamorte a passeggio tranquillamente come se dovessero fare un picnic, che sembra più adatta ad un documentario sul Nazismo, che ad un film su Harry Potter.

Sembra che il peggio sia detto, ma non è così. Ciò che lascia veramente attoniti è il taglio di un capitolo fatto passare per un semplice dettaglio, quando probabilmente è tra i più belli, profondi ed emozionanti della saga: il funerale di Silente. La tomba bianca, il mondo magico che piange un grandissimo personaggio che non c’è più, compresi Ministro, la preside di Beauxbatons, i centauri della Foresta Probita e gli abitanti del lago di Hogwarts. Non è una scena qualunque, no?

Insomma, agli occhi di chi ha letto il libro e ne è rimasto entusiasta, ben poco può salvarsi dal macero. C’è da dire che, ovviamente, questo allontanamento dalla trama è evidentemente aumentato di film in film, proprio per l’aumentare della sua complessità e difficoltà di traduzione in video. Ciononostante la Warner Bros non è decisamente una casa che non possa permettersi una pellicola un po’ più lunga di due misere ore, o di collaborare con l’autrice per assicurare la fedeltà del film.

Speriamo almeno che più persone possibili possano leggere questa strepitosa serie, almeno per sincerarsi che non si tratti di un romanzo Harmony