Grimmless la favola cattiva di Ricci-Forte

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E’ andato in scena al teatro Elfo-Puccini di Milano, fino al 19 febbraio, Grimmless l’ultimo lavoro della coppia Ricci/Forte, autori tra i più creativi e particolari di questi ultimi anni, definititi dalla stampa i due enfants terribles della nuova scena italiana.

Parliamo di teatro che sorprende e che comunica un messaggio attraverso l’evocazione e l’approfondimento del discorso immaginifico, lo spettacolo è esemplificazione della crudezza e della vacuità della contemporaneità e del postomoderno.

[oblo_image id=”1″]Grimmless, titolo ispirato alle fiabe dei fratelli Grimm, che hanno allietato i sogni di tanti bambini nei decenni, dissacra il valore positivo della favola. Il leit motiv rappresentato dagli autori è appunto che si cresce senza innocenza e senza lieto fine. Nello spettacolo la favola, che fa solo da spunto e da corollario, diventa scena e non significato, luogo della fantasia dove si è semplicemente figli di un vuoto che in qualche modo deve essere istintivamente riempito.

In scena un’esplosione quindi di colori, di movimenti a significare la velocità e l’aggressività a cui la nostra società ci sottopone, e i demoni, i più crudeli, quelli del nulla che trasformano i buoni sentimenti in apoteosi della leggerezza, intesa come manifestazione priva di riflessione e senso di colpa, ma di bruttura, violenza gratuita e essenziale debolezza.

Gli attori, alla prova in una rappresentazione molto faticosa, ma che intrattiene lo spettatore senza cedimenti, (Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori, Anna Teriosi) si alternano, si incontrano e si scontrano sulla scena, fino a spogliarsi nel senso letterale del termine, per dipingersi carezzevoli con una vernice d’oro, trasformandosi così in statue splendenti e eterne.

Colpisce anche la scelta delle musiche, spesso classiche e romantiche, che stride con la violenza del vuoto e del postmoderno. Come spiegano gli autori Grimmless: “Ribalta le classificazioni di bene e di male, per stanare il malessere di un’esistenza deprivata di valori, accontentata e vinta”.

Spettacolo degno di menzione e che lascia lo spettatore coinvolto e un po’ perplesso, ma che dona numerosi spunti di riflessione.