sabato, Gennaio 16, 2021
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Filmare l’opera. La lirica si proietta al cinema

Il rapporto tra cinema e opera non è certo una novità, considerati film-opera quali il Don Giovanni di Mozart/Losey, Il flauto magico di Mozart/Bergman, la Carmen di Bizet/Rosi e considerate le molte citazioni al melodramma da parte di numerosi registi, sia per l’utilizzo della sola musica nella colonna sonora sia per l’inserimento di scene in cui i protagonisti assistono a una rappresentazione. Per non parlare poi dei film biografici sui compositori, come Giuseppe Verdi di Matarazzo e Puccini di Gallone.

L’iniziativa che si è svolta recentemente al Teatro Comunale di Ferrara ha però un carattere di estrema originalità e si prospetta un’operazione di grande interesse artistico nonché di notevole rilevanza comunicativa. Il progetto “Filmiamo l’Opera”, nato su iniziativa dell’Università di Ferrara e che vede la partecipazione anche del Comune e di un liceo classico, ha uno scopo prettamente didattico e divulgativo. L’intento è quello di valorizzare il patrimonio operistico italiano e promuoverne la conoscenza e lo studio, con una particolare attenzione per le nuove generazioni. L’opera, quale eccezionale rappresentante delle arti performative, è presentata così al giovane pubblico, con l’utilizzo delle nuove tecnologie audiovisive, al fine di lanciare un incontro linguistico stimolante tra pratiche teatrali e attività di montaggio. Non si tratta tanto di un’ibridazione di risorse quanto più di un’alleanza, che mette in risalto le differenti potenzialità creative dei due mezzi espressivi.
Quest’iniziativa, che non costituisce, sia chiaro, un tentativo di sostituire la fruizione di uno spettacolo con la sua registrazione, veicola al contrario il desiderio di incoraggiare la frequentazione dei teatri, offrendo parallelamente, con l’ausilio delle immagini video, un valido strumento di analisi.

Questa sperimentazione è partita dal Montezuma di Vivaldi, presentato a Ferrara il 25 e il 27 gennaio, con la direzione di Alan Curtis. Nei giorni di allestimento dello spettacolo, studenti e docenti hanno partecipato alle prove e realizzato videoriprese, dedicando attenzione a tutte le fasi del lavoro di preparazione e intervistando i protagonisti della messa in scena: il regista, lo scenografo, il direttore d’orchestra, i cantanti, gli strumentisti, il capo macchinista, le comparse, il personale tecnico di scena, il personale del Teatro coinvolto e il pubblico.
Uno degli esiti del progetto, coordinato da Roberta Ziosi, docente di Discografia e Videografia musicale del Corso di Laurea in Tecnologo della Comunicazione audiovisiva e multimediale dell’Università di Ferrara, insieme a Vitaliano Teti, docente del Laboratorio di Realizzazione audiovisiva, è quello di condurre alcuni studenti a realizzare prodotti audiovisivi, su cui incentrare poi le proprie tesi di laurea. Queste svilupperanno diversi temi: le professioni dell’opera, la drammaturgia e l’allestimento dello spettacolo, le specificità del Motezuma.

In direzione analoga sembrano essersi mosse un due società italiane, Dynamic e Qubo, con la belga XDX del circuito DDCinema, lanciando la prima diretta internazionale di un’opera italiana. Dal Teatro Massimo di Palermo è stato infatti messo in onda Il Mefistofele di Arrigo Boito, durante la sua rappresentazione dello scorso 27 gennaio. Il progetto riprende un modello già proposto dal Metropolitan di New York e già testato in Italia con proiezioni nelle sale cinematografiche italiane, ad aprile, di La Traviata di Verdi, nell’allestimento del Teatro dell’Opera di Roma con la regia di Zeffirelli, e, a dicembre, del Tristan und Isolde di Wagner, nell’allestimento del Teatro alla Scala con la direzione di Baremboim.

Anche l’iniziativa palermitana reca in sé quell’idea di diffondere la conoscenza del melodramma, come risorsa culturale che contraddistingue la tradizione italiana. Come sostiene Roberta Ziosi, la conoscenza dell’opera non solo permette di far rivivere una parte fondamentale della nostra storia musicale e teatrale ma ha ispirato l’immaginario creativo contemporaneo. È il caso, per esempio, di Baz Luhrmann che non ha certo potuto ignorare Boheme e La Traviata per la realizzazione del suo Moulin Rouge.

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