E se gli inglesi fossero solo più furbi?

0
3

[oblo_image id=”1″] Negli ultimi due anni abbiamo perso 6-0. E non stiamo commentando una partita di tennis. La Champions 2009 ha ribadito ciò che era emerso dalla precedente edizione: il calcio inglese ci ha sovrastato senza possibilità di appello. Colpa dei soldi, si è detto. Ed è senz’altro vero guardando i budget e la facilità a spendere e spandere oltremanica. Ma se ripercorriamo la vigilia degli ottavi scopriamo, come le nostre formazioni si siano fatte male da sole. Innanzi tutto con polemiche quanto mai inutili. Spalletti contro Mourinho, Mourinho contro Ranieri, Ranieri contro Trezeguet e la lista potrebbe continuare. Certe partite non si preparano il giorno prima del fischio d’inizio, bisogna evitare ogni distrazione nelle settimane d’avvicinamento al match. Abbiamo assistito invece ad una serie di dispetti e scaramucce come se fosse tornato di moda l’antico adagio mal comune, mezzo gaudio. E continuando su questa strada non si va lontano. Magari sarebbe anche ora di ripensare ad un calendario più razionale. Per esempio, viene da chiedersi a cosa serva una sosta natalizia così lunga per poi infarcire di impegni il momento più delicato della stagione in concomitanza con la ripresa della Champions. Tanta fatica per snellire la formula della Coppa Italia e poi ci ritroviamo con Juve ed Inter a spremere ulteriori energie proprio nella settimana di  pausa tra i match d’andata e di ritorno degli ottavi della manifestazione continentale più importante. Ranieri ha detto che nel 2004 per aiutare il Monaco, in Francia si era fermato il campionato. La sfida che valeva una stagione per Juve e Inter è stata preceduta da incontri impegnativi come il derby e la trasferta di Genova. Il Chelsea invece si poteva permettere di passeggiare con una squadra di seconda divisione in FA Cup mentre il Manchester faceva accademia con il derelitto Fulham. Sembrano dettagli, ma possono fare la differenza. Perchè piangere miseria o cadere nella rassegnazione non porta a nulla: la necessità aguzza l’ingegno. O almeno dovrebbe farlo.