E’ se fosse la Sardegna l’isola perduta di Atlante?

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E se le Colonne d’Ercole si trovavano nel canale di Sicilia e non nello stretto di Gilbiterra? Allora la Sardegna sarebbe il continente perduto.

Nessun dubbio: per Sergio Frau, questa è la realtà. E il giornalista di Repubblica è sempre pronto a esporre la sua ricerca, durata ben cinque anni e descritta nel suo libro uscito nel 2002 Le Colonne d’Ercole – un inchiesta,che lo ha portato a dedurre che la Sardegna sarebbe la mitologica isola di Atlante.

Si tratta di una ricerca a tutto tondo che Frau ha eseguito attraverso un emozionante viaggio lungo il territorio Sardo. La deduzione è alquanto sconvolgente visto che costringe archeologi e storici a rileggere la storia del mondo. Secondo il giornalista infatti la gente che edificò i nuraghi coinciderebbe con il misterioso popolo dei Šardana o Šerden, citati tra i “popoli del mare” che secondo le cronache degli antichi egizi tentarono di invadere il Regno d’Egitto. Altri sarebbero emigrati nella penisola italica, e questa sarebbe l’altrimenti misteriosa origine degli Etruschi. Il tutto a causa di una catastrofe naturale, probabilmente uno tsunami, che costrinse gli abitanti dell’isola a una diaspora verso il continente italiano e l’Egitto.

[oblo_image id=”1″]Il tutto è documentato da numerosi indizi come ad esempio il fatto che molti nuraghi del centro Sardegna siano stati ritrovati sotto un’immensa coltre di fango. Anche le somiglianze culturali fra la tradizione sarda e quella araba sono un segnale, e una prova sono i tappeti tipici dell’Anatolia turistica (Asia Minore) molto simili per simbologia a quelli tessuti in Barbagia. Ma soprattutto ciò che accredita la teoria di Frau sono le analogie tra i nomi trovati nelle tradizione classica e quelli attualmente vigenti in Sardegna: motivo per cui il Gennargentu era davvero nell’antichità, la “porta dell’argento” e la stele in pietra ritrovata a Nora con incisa la scritta fenicia coinciderebbe con “Tarshish” un altro luogo del mito, la Tartasso, la terra ricca di messi e frutti, ma soprattutto terra dell’argento, di miniere ricchissime e famose descritta da Platone.

Insomma, realtà o mito, scientificità o romanticismo, leggenda o storia, (cosa che noi sardi, sempre un po’ lamentosi vorremmo credere per sognarci eredi di un aspettata civiltà grandiosa) il lavoro di Frau merita un’accurata attenzione, fosse solo per la sua meticolosità nel descrivere antichi e selvaggi luoghi della Sardegna (quella vera) che potrebbe servire almeno come guida turistica.