domenica, Gennaio 17, 2021
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E se dopo aver mandato via tutti, mandasse via se stesso?

[oblo_image id=”1″] Dopo lo tsunami di Calciopoli 2006 e la conseguente diaspora di campioni, la convinzione era che per tornare a vincere la Juventus dovesse ripartire dall’entusiasmo e dalla compattezza del nuovo gruppo dirigenziale in un progetto a lunga scadenza. Rimanere uniti ai piani alti per dare solidità alla neonata creatura bianconera: a detta degli stessi protagonisti era l’imperativo per tornare al successo. Parole che strindono sinistramente confrontando l’organigramma di allora con quello attuale. Sbattendo la porta o defilandosi in silenzio, dimettendosi o venendo gentilmente sollevati dall’incarico, se ne sono andati Giovanni Cobolli Gigli, Marco Tardelli, Roberto Bettega (poi rientrato), quattro allenatori, lo staff medico, il responsabile degli osservatori di mercato. Una sola figura ha acquisito peso nell’organigramma ed è quella di Jean Claude Blanc, divenuto uno e trino con le cariche di presidente, amministratore delegato e direttore generale. Senza voler ripercorrere tutti i capitoli della recente odissea bianconera, è sufficiente rimanere alla stretta attualità per capire come il calvario bianconero non sembri destinato a concludersi in tempi rapidi mancando quell’organizzazione e quella lungimiranza invocate già quatto anni fa. Dopo l’esonero di Ciro Ferrara – non potendo assumere il ruolo di allenatore ad interim – Blanc ha presentato Zaccheroni sottolineando come tale scelta servisse a mettere i giocatori davanti alle proprie responsabilità. Una considerazione valida, ma incompleta. Perchè se è vero che chi scende in campo potrebbe e dovrebbe di più, è altrettanto vero che i deprimenti risultati di questa stagione hanno radici profonde. Leggendo tra le righe delle dichiarazioni di Alberto Zaccheroni, si può notare una punta critica – ma l’avranno colta in corso Galfer? – nei confronti di chi ha assemblato l’attuale rosa: “Mi piace utilizzare moduli diversi, ma i giocatori devono essere disposti a sacrificarsi perchè con ogni schema ci sarà qualcuno costretto a giocare fuori ruolo“. Ecco, se si spendono più di 50 milioni in estate per creare un gruppo dove non ci sia un solo modulo in grado di mettere gli undici titolari a proprio agio, qualcosa non torna. 

Aggrapparsi alla malasorte camuffata da infortuni, equivale ad arrampicarsi sui vetri. Se alla Juve gli infortuni sono più numerosi, è anche perchè è stato costruito un organico zeppo di giocatori con una comprovata fragilità fisica. Per esempio, bastava leggere le cartelle cliniche per accorgersi che elementi come Zebina o Camoranesi siano soggetti a continui stop (e tralasciamo le polemiche sui campi di Vinovo con umidità da guinness dei primati). Se alla Juve gli infortuni pesano di più, è perchè le alternative sono inadeguate. Anche all’Inter si registrano assenze o defezioni, ma i rincalzi sono di altissimo livello, la squadra nerazzurra vince e nessuno maledice l’infermeria troppo affollata. Alla Juve se manca Caceres – non Maicon – si va nel panico, perchè il sostituto Grygera evidenzia limiti clamorosi da tre anni a questa parte. 

Meglio stendere un velo pietoso sul mercato di riparazione. Obiettivamente era pressochè impossibile trovare a prezzi di saldo fuoriclasse in grado di cambiare volto alla stagione. Ma viene ugualmente da chiedersi a cosa servisse prendere Paolucci per buttarlo in campo 24 ore dopo l’arrivo a Torino e poi abbandonarlo nel dimenticatoio nonostante lo stato imbarazzante in cui vegeta Amauri. Rimane altrettanto difficile da capire come si potesse sperare che Antonio Candreva potesse fare la differenza ala Juve, non riuscendo a farla neanche nel Livorno. E le prospettive non inducono all’ottimismo. Se a Gennaio c’era poco tempo per piazzare acquisti da Juve, ora ci sarebbe il tempo per programmare i colpi estivi senza commettere gli stessi errori. Per farlo, tuttavia, ci vorrebbe chiarezza.  Invece ci si ostina a navigare a vista quando sarebbe fondamentale decidere subito il nome del nuovo tecnico in modo da trovare i giocatori più adatti ai suoi dettami tattici. Se Zaccheroni è solo un traghettatore, bisogna accelerare i tempi per accordarsi con un nuovo allenatore chiedendo consigli per le mosse di mercato relative alla prossima stagione. Se invece si crede in Zaccheroni, è giusto interpellarlo ora chiedendo di cosa ha bisogno per esprimere al meglio il proprio calcio. Ma l’impressione è che anche l’allenatore romagnolo sia stato mandato allo sbaraglio con la speranza che imbroccasse qualche risultato facendo così ricadere tutte le responsabilità di una stagione da incubo su Ciro Ferrara. Sarebbe stato un modo per trovare un capro espiatorio e alleggerire la propria posizione. Ed invece, chi si è riempito la bocca di tante parole e di un fantomatico progetto, potrebbe prendere in seria considerazione l’ipotesi di farsi da parte. Ma le dimissioni non sono uno sport diffuso. E’ vero, caro president, directeur general, Jean Claude Blanc?

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