Disastro Juve: 4 sberle dal Bayern e ciao Champions

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[oblo_image id=”1″] C’erano a disposizione due risultati su tre, eppure si sapeva che non sarebbe stato facile perchè il Bayern rimane una grande d’Europa e all’Olimpico lo ha confermato con una prestazione di valore assoluto. Ma al cospetto dei tedeschi, la Juve si è dimessa. Dalla Champions, dalla sua storia, dalle ambizioni estive, da quello che da sempre è il suo spirito. Un punching ball in balia dell’avversario. Incapace di sfruttare il dono del vantaggio ottenuto al primo tiro, completamente assente quando ci si sarebbe accontentati di notare una reazione, uno scatto d’orgoglio, un segnale di vita. Si temeva che le scorie del big match si facessero sentire e le defezioni dell’ultimo minuto di Chiellini e Sissoko non hanno agevolato l’avvicinamento alla gara. Ma questi sono alibi che non reggono, paraventi troppo labili per non essere spazzati via dalla rabbia di chi ha assistito ad uno spettacolo così triste da non apparire vero. E’ ingeneroso dire che il Bayern abbia giocato meglio; più corretto ammettere che il Bayern sia stata l’unica squadra a giocare. La Juve? Non pervenuta. Arrancava mentre l’avversario correva, guardava mentre gli altri costruivano trame, manovre, occasioni. La vera ferita è inferta dallo sgomento di non aver neppure abbozzato una risposta caratteriale. Una rassegnazione palpabile, tangibile, quasi irritante. Non è mai giusto puntare il dito contro i singoli. Tuttavia, qualcosa non torna se i due acquisti più pagati del mercato escono tra i fischi del pubblico a mezz’ora dalla fine di una gara sublimata alla vigilia allo status di una “finale”. Diego e Felipe Melo hanno dichiarato a più riprese di volersi prendere la squadra sulle spalle e guidarla a nuovi successi. Questo a parole, perchè nel frattempo il campo emette altri verdetti. Forse sono stati eccessivi i paragoni  scomodati al loro arrivo con i più fulgidi predecessori del passato bianconero, ma almeno i due carioca potrebbero trarre un insegnamento. I veri leader parlano con i fatti: magari non replicano ai giornalisti e preferiscono fare la differenza quando si giocano le partite che valgono una stagione. Fa quasi sorridere pensare che il migliore sia stato Martin Caceres: uno arrivato per fare il rincalzo, ma che almeno mostra la personalità necessaria per prendere iniziative senza giocare a nascondino. Dopo una prova del genere è inevitabile l’uscita dalla Champions League con danni ingentissimi sul piano economico e  dell’immagine. Una disfatta che potrebbe avere ripercussioni sul proseguimento della stagione a meno che le quattro sberle rifilate dal Bayern non servano per immergersi in un profondo esame di coscienza ritrovando umiltà e grinta. Ciro Ferrara ha delle colpe e delle responsabiltà, ma non può avere tutte le colpe e tutte le responsabilità per ciò che è accaduto. Tocca ai giocatori mostrare di essere da Juve: lo spirito mostrato contro l’Inter dovrebbe essere la norma e non un’illusoria anomalia. Tre sconfitte in quattro partite sono un dato che merita un’accurata analisi: può spaventare ma non deve deprimere. Bisogna solo decidere se dopo aver toccato il punto più basso della stagione sia meglio faticare per provare a risalire oppure lasciarsi andare in caduta libera. E se si vuole cambiare il corso degli eventi tornando ad essere padroni del proprio destino, bisogna cambiare prospettiva e vedere nell’Europa League un’occasione di riscatto e non un inutile accessorio. Dopo un naufragio si rimane disorientati, ma se si vuole sopravvivere bisogna ritrovare voglia di combattere e spirito di sacrificio. Qualità che bisogna cercare in se stessi perchè una maglia per quanto gloriosa non ha la magia di infonderle in chi le indossa.