lunedì, Gennaio 18, 2021
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Diego Day: finale di Uefa e approdo alla Juve

[oblo_image id=”1″] I giorni indimenticabili nella vita di un uomo sono cinque o sei, gli altri fanno volume diceva Ennio Flaiano. Chissà se Diego Ribas da Cunha lo conosce, ma di certo il fantasista brasiliano non dimenticherà il 7 Maggio 2009. In 24 ore ha conquistato l’accesso alla finale di Coppa Uefa con il Werder Brema con una prestazione sontuosa condita da gol contro l’Amburgo e ha sciolto ogni riserva sul passaggio nella prossima stagione alla Juventus. Un corteggiamento infinito quello dei bianconeri da almeno due anni sulle tracce dell’asso carioca che finalmente ha registrato lo scatto decisivo. 24 anni, 28 presenze con la nazionale verdeoro, Diego è un trequartista delizioso con la palla al piede e con il carisma necessario per caricarsi la squadra sulle spalle nel momento decisivo. Completano il quadro una visione di gioco a 360° e uno spiccato senso del gol che scacciano lo spettro del classico brasiliano bravo ma poco concreto. Non basterà da solo per riassestare l’armata Brancaleone bianconera “ammirata” nell’ultimo mese, ma aiuta. Soprattutto riporta fiducia in un ambiente che ha toccato livelli di sconforto da psicodramma collettivo. Sulla solidità del progetto tanto decantato dalla società rimangono forti dubbi: tuttavia, l’arrivo di Diego conferma che qualcosa si muove. E dimostra come, seppur sporadicamente la dirigenza di corso Galileo Ferraris sia disposta ad allentare i cordoni della borsa. 25 milioni al Werder, contratto faraonico al giocatore: un sacrificio economico che potrebbe e dovrebbe rivelarsi un investimento tecnico. Difficile sapere quante frecce siano rimaste nell’arco della Vecchia Signora, di sicuro il primo colpo è di quelli con il botto. Quanto basta per regalare uno squarcio d’ottimismo in un finale di campionato burrascoso lasciando intravedere una luce nel tormentato cammino di ricostruzione. Perchè se Diego non dimenticherà il 7 Maggio 2009, la speranza dei tifosi bianconeri è di poter fare altrettanto. Dopo aver celebrato i successi del passato, è ora di programmare quelli del futuro.

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