Dada e Surrealismo riscoperti al Vittoriano

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Il Dadaismo[oblo_image id=”1″] o Dada è un movimento culturale nato e sviluppatosi in Svizzera nel periodo della Prima Guerra Mondiale, che è riuscito a condizionare il settore artistico fino alla prima metà del secolo scorso. Esso ha interessato le tendenze delle arti visive, della letteratura (poesia, manifesti artistici), del teatro e della grafica, attraverso cui è stata divulgata la sua politica anti bellica ed anticonformista. Gli artisti della corrente, infatti, erano volutamente irrispettosi, provando disgusto verso qualsiasi convenzione sociale e ricercando sempre nuove e libere forme espressive con l’utilizzo di qualsiasi materiale o strumento disponibile, al fine di provocare una vera e propria rivoluzione culturale.

Molte opere scaturite dal loro estro (per l’esattezza 500 tra oli, sculture, readymade, assemblaggi, collage e disegni automatici) sono ora in mostra al Complesso del Vittoriano[oblo_image id=”4″] di Roma, accompagnate da quasi trecento numeri di periodici e documenti che aiutano a ripercorrere ulteriormente il cammino figurativo sia del Dadaismo che del Surrealismo.

A dispetto di quanto si potrebbe pensare e nonostante delle premesse comuni, i due gruppi avanguardistici si rivelarono fin dall’inizio opposti fra loro: se il dadaismo consisteva appunto nella negazione radicale e totale dei valori borghesi, il Surrealismo si prefiggeva in primo luogo la liberazione delle potenzialità immaginative dell’inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo oltre la realtà (sur-realtà), dove sogno e azione possono conciliarsi in modo armonico. Sebbene il primo manifesto e la prima collettiva surrealista risalgano rispettivamente al 1924 e al 1925, le basi del nuovo pensiero vennero costituite già a partire dal 1914. Alla sua definizione teorica lavorarono gli intellettuali Andrè Breton (fondatore anche della vitalità distruttiva del dadaismo), Arthur Rimbaud, Guillame Apollinaire, Sigmund Freud e ulteriori personalità.

I capolavori selezionati per questa vasta esposizione provengono da importanti istituzioni museali francesi, spagnole, svedesi e statunitensi, oltre che da collezioni private. Due sezioni del percorso, inoltre, raccolgono alcune delle 1.500 opere appartenute e poi donate dallo stesso curatore dell’evento, il prof. Arturo Schwarz, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e all’Israel Museum di Gerusalemme, dove sono tuttora conservate.

Tra le creazioni che meglio esprimono l’aspetto esplicitamente provocatorio del dadaismo, è senza dubbio doveroso citare l’emblematica Ruota di bicicletta, la dissacrante Fontana e la celebre Gioconda [oblo_image id=”2″]con i baffi in L.H.O.O.Q, tutti progetti scaturiti dalla mente dell’inimitabile pittore e scultore Marcel Duchamp (1887-1968). Il suo carattere distintivo consisteva nella capacità di trasformare qualsiasi cosa in un’opera d’arte attraverso la “de-contestualizzazione” dell’oggetto, ovvero la riproposizione di quest’ultimo da una differente percezione visiva e spaziale.

Se da una parte i dadaisti rifiutavano l’intera tradizione pittorica e filosofica del passato, dando quindi vita a composizioni davvero originali e mai stereotipate, dall’altra i surrealisti in campo artistico dimostrarono una netta predilezione per l’arte etnografica e per l’attività figurativa dei Maestri di Avignone, di Gustave Moreau, Henri Rousseau, Paolo Uccello e di Seurat. Agli artisti del Rinascimento, per esempio, si è ispirato l’eccentrico ma allo stesso tempo geniale Salvador Dalì (1904-1989), di cui in mostra è possibile visionare l’olio su tela Essai surréaliste (Saggio surrealista), la Femme Tiroir (Donna cassetto) o La Reine Salomé (La regina Salomè) in carboncino e gesso bianco su carta. Influenze classiciste, seppur rivisitate in una chiave più essenziale ed inquietante, sono del resto fra gli elementi della Pittura Metafisica di Giorgio De Chirico (1888-1978), considerata l’antesignana del Surrealismo vero e proprio.

[oblo_image id=”3″]Per motivi di spazio, la rassegna in corso non ha potuto ospitare opere surrealiste datate oltre il 1965; a tal proposito, è necessario precisare che la corrente continuò a svilupparsi ininterrottamente fino ai nostri giorni non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti. Lo stesso Andrè Breton lo aveva già previsto nel 1930, quando nel Second Manifeste du Surréalisme aveva affermato che l’attività surrealista “non corre alcun serio rischio d’aver termine, finché l’uomo sarà in grado di distinguere un animale da una fiamma o da una pietra”.

Dada e Surrealismo Riscoperti
Roma, Complesso del Vittoriano, Via di S. Pietro in Carcere
Dal 9 Ottobre 2009 al 7 Febbraio 2010
Costo del biglietto: € 10,00 intero/ € 7,50 ridotto
Orario: dal lunedì al giovedì 9.30-19.30, venerdì e sabato 9.30-23.30, domenica 9.30-20.30
Tel. 06/3225380
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