Confederations show: vince il Brasile, ma che U.S.A.!

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[oblo_image id=”1″] Bistrattata, svilita e ripudiata alla vigilia, la Confederations Cup 2009 chiude con il botto regalando un epilogo generoso di reti, emozioni, spettacolo. Divertimento garantito fin dal prologo: nella finale per il terzo posto più piacevole che si ricordi, Spagna e Sudafrica si scatenano nel quarto d’ora conclusivo. Vantaggio dei padroni di casa con Mphela, pareggio e sorpasso delle furie rosse allo scadere con l’appena entrato Guiza. All’ultimo minuto di recupero avviene il miracolo: lo stesso Mphela trova l’incrocio dei pali con un missile da 35 metri e conduce ai supplementari. I campioni d’Europa però sono più freschi fisicamente e piazzano la zampata decisiva con Xabi Alonso.

Anche la finalissima tra Brasile e Stati Uniti non ha deluso. Merito soprattutto dell’orgoglio indomabile degli americani consapevoli di aver bisogno di un’impresa per centrare il più grande risultato calcistico della loro storia. E il piano di mister Bradley sembrava funzionare: difesa ad oltranza e velocità nel ripartire in contropiede. Niente di nuovo ma terribilmente efficace. I verdeoro rimangono impalati ai blocchi di partenza ed incassano due sberle nelle prima mezz’ora firmate da Dempsey e Donovan. Nell’intervallo Dunga si fa sentire, il Brasile esce in anticipo dagli spogliatoi quasi ad intimare agli avversari che ora si fa sul serio. Noblesse oblige: i pentacampioni del mondo non possono farsi sbertucciare dagli impertinenti americani. Passano quaranta secondi prima che “o fabuloso” Luis Fabiano si inventi una girata in un fazzoletto per accorciare le distanze. E’ il segnale della riscossa verdeoro: la porta di Howard finisce sotto assedio. Kaka centra la traversa – forse la palla ha varcato la linea -, Robinho comincia ad esibire le sue serpentine, Maicon spinge senza soste sulla destra e quando entra Dani Alves la pressione diventa insostenibile. Il pari arriva grazie ad un assolo d’autore di Kaka che manda al bar mezza difesa americana prima di servire a Robinho un pallone che chiede solo di essere spinto in rete. L’asso del Manchester City riesce clamorosamente a colpire la traversa ma Luis Fabiano è ancora il più lesto a ribadire in rete. Una volta raggiunti, gli Stati Uniti appaiono un pugile  barcollante ormai rassegnato in attesa di subire il colpo del ko. Il giustiziere è Lucio che svetta su un corner e consegna la Coppa ai favoriti della vigilia.

Ma se è vero che il pronostico era scontato e che l’albo d’oro della Confederations andrà presto nel dimenticatoio, non altrettanto si potrà dire dello spettacolo di una manifestazione che è andata al di là delle aspettative. Il calcio è prima di tutto un’emozione. Tra dodici mesi alle stesse latitudini si penserà solo al risultato, questa Confederations si è rivelata una graziosa cartolina regalata dal pallone prima di partire in vacanza. Altro che manifestazione inutile e insignificante.