Come l’acqua per gli elefanti ricorda il mondo del circo negli Anni Venti

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[oblo_image id=”2″]Delle belle scenografie, un cast d’eccezione comprendente l’attore del momento, lo spirito girovago dei circensi, la ricostruzione di un’epoca passata ma mai dimenticata a causa del suo fascino intramontabile: sono questi alcuni fra gli elementi vincenti che porteranno sicuramente al successo Come l’acqua per gli elefanti, l’ultima fatica cinematografica firmata da Francis Lawrence e distribuita dalla 20th Century Fox.

Basato sull’omonimo romanzo di Sara Gruen, il film propone una storia ricca di pathos e sentimento, raccontata in prima persona dal suo eroe (ormai anziano) attraverso la collaudata tecnica del flashback. Sono proprio i sentimenti dello sventurato Jacob Jankovski (Robert Pattinson), infatti, a rimanere sempre in primo piano durante tutta la durata del film. La vita all’interno del circo e la sua atmosfera bohemien, invece, servono a fare da sfondo e a rendere ancora più avvincente e spettacolare l’intera vicenda.

Inoltre, nel ricreare il clima e le usanze ai tempi della Grande Depressione, contribuiscono enormemente i costumi scenici indossati dai personaggi, tra i quali spiccano per la loro bellezza quelli sfoggiati dalla protagonista femminile Marlena (Reese Whiterspoon).

A salvare la dolce ragazza dalle grinfie del perfido marito August (interpretato magistralmente da Christopher Waltz), in realtà, non sarà il suo nuovo amante, cioè Jacob, bensì una intelligentissima elefantessa con la quale ella si esibiva durante tutti gli spettacoli del circo. Qui, insomma, non c’è un vero principe azzurro, perché l’eroina in realtà è proprio la mastodontica Rosie. Un altro tema che si sviluppa parallelamente all’amore impossibile di Jacob per Marlena, non a caso, è l’affetto che egli dimostra nei confronti degli animali nel ruolo di aspirante veterinario. E sarà appunto questa sua dote alla fine a premiarlo, facendo divenire realtà tutto ciò che aveva sempre desiderato.

In poche parole, sebbene vengano ripresi per l’ennesima volta gli intrighi del triangolo amoroso e i cliché della lotta fra il buono e il cattivo, si può caldamente consigliare la pellicola soprattutto perché riesce a fotografare con realismo un periodo indelebile della storia americana, con i suoi valori, pregiudizi e costumi che dir si voglia.

Il film, infine, raccoglierà sicuramente pure i favori di chi pensa che gli animali selvaggi debbano restare a vivere nel loro habitat naturale e che non potranno mai trovarsi bene dentro a una gabbia.

Un’opera che insomma fa pensare, da vedere per evadere dalla routine quotidiana e farsi teletrasportare negli anni Venti del Novecento.