Claudio Ranieri: la storia di un tecnico perbene

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[oblo_image id=”1″] La fama di non vincente lo ha sempre accompagnato. Un allenatore bravo, posato, misurato ma con una bacheca vuota. E questa sorta di maledizione sembra continuare a perseguitarlo: con il Chelsea prima, contro il Chelsea adesso. Le sue squadre non sbagliano la partita decisiva, qualcosa però inevitabilmente gira storto.
Un infortunio, un’espulsione, una deviazione e si torna a casa. Ma lì inizia il difficile e chi ha stile lo dimostra. Aspettando il fischio finale a testa alta senza correre davanti alle telecamere per incolpare l’arbitro di averlo “derubato”, fermandosi per stringere le mani agli avversari. E che quando i giornalisti gli fanno notare di essere stato penalizzato dalle decisioni del direttore di gara, lo scagiona ammettendo che si trattava di situazioni troppo difficili da interpretare. 

Uno che spende parole per ringraziare il pubblico che ha applaudito la squadra piuttosto che lanciare monetine, accendini, motorini. Dovrebbe essere la norma, da noi sembra quasi una rarità. Non è abbastanza per cancellare la nomea di perdente di successo.

E’ più che sufficiente – e non c’era bisogno della doppia sfida con i blues – per riconoscere di avere a che fare con una persona perbene. Di quelle che fanno o farebbero molto comodo nel calcio. Una persona che di nome fa Claudio, di cognome Ranieri e che ha ancora 11 partite di campionato per fare pace con  la famigerata bacheca.