Caro Milan, ormai ti conoscono a memoria

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La partita di Bergamo si spiega facilmente tenendo presente la metafora del libro. L’Atalanta sapeva già tutto, come se Del Neri, alla vigilia del match, avesse consegnato ai suoi giocatori il “libro Milan” per un rapido ripasso prima del riposo notturno. Memori delle fresche indicazioni letterarie, i ragazzi di Del Neri si sono limitati ad attendere il corso di eventi già noti, cancellando quel poco di fantasia che i personaggi rossoneri potevano esprimere sottoforma del loro grande talento. 30 e lode ai giocatori atalantini per un esame facile da superare.

Come una tenue brezza mattutina che accarezza piacevolmente un volto addormentato con la delicatezza di una carezza, il gioco del Milan si sviluppa lentamente. Una ragnatela infinita di passaggi innocui, quelli per vie orizzontali tanto per chiarire, viene tessuta per il campo da aracnidi di razza soffocando, per la grossa mole, la pericolosità delle incursioni rossonere. Arrivati al limite dell’area avversaria, la ragnatela si fa ancora più fitta, a mo di zanzariera, imbrigliando la manovra dei ragazzi di Ancelotti. Si guardano spaesati: tutti sono fermi, immobili come statue maestose. La palla rotola mal volentieri. In certe occasioni sembra di sentirla parlare: “Più veloce, ragazzi. Fatemi correre più veloce”.

Ma non c’è niente da fare. I piedi delle statue sono golosi ed appiccicosi, la palla rimane invischiata come se il campo bergamasco fosse stato cosparso di una sostanza mielosa. In questa innocua dolcezza i giocatori dell’Atalanta sono andati a nozze. Gli spazi sono stati chiusi magistralmente, le barricate difensive sono state erette con parsimonia, le frecce velenose lanciate in contropiede hanno abbattuto uno dei Milan più brutti della stagione. Il massimo, ottenuto col minimo sforzo. Onore all’Atalanta, il ripasso della vigilia imposto da Del Neri ha dato frutti insperati.

Di solito quando un libro è già stato letto, studiato, imparato a memoria, è tempo di cambiare. Lo scrittore in questione ha la faccia paffuta, i capelli brizzolati, ama molto l’elicottero e la cucina romagnola. Parliamo ovviamente di Carlo Ancelotti. Romanziere superbo che ha fatto le fortune, in termini di trofei vinti, della casa editrice rossonera. I suoi libri hanno appassionato milioni di tifosi ed amanti del calcio in tutto il mondo. Ma l’abilità di un grande romanziere è quella di variare i suoi scritti, plasmare nuovi generi, improvvisare espedienti letterari diversi. Questo, il buon Carlo, non sembra essere in grado di farlo, almeno nel mercato italiano.

Come risolvere questo dannoso problema che sembra favorire soltanto la concorrenza (le altre squadre)? Non è facile rispondere a questo interrogativo. Tuttavia le opzioni più plausibili rimangono tre:

la casa editrice rossonera può decidere di mettere sotto contratto un nuovo scrittore;

Carlo, di comune accordo con i suoi datori di lavoro, può decidere di inventare nuovi personaggi per i suoi romanzi, investire sul mercato non sarebbe una cattiva idea;

i personaggi restano tali, così come il romanziere, ma la scrittura viene decisamente rinnovata in modo da spiazzare e cogliere di sorpresa il popolo di assidui lettori. In questo caso, anche il ripasso dell’ultimo momento, potrebbe non bastare. A voi la scelta.