Caproni! Invenzioni e testo di due giovani talenti

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[oblo_image id=”1″] La Sala Assoli di Napoli ospiterà, martedì 6 novembre 2012 alle ore 20.30 (in scena fino a domenica 11), il debutto di Federico Odling e Andrea Renzi in Caproni!, invenzione a due voci che unisce poesia e musica e s’ispira all’opera di Giorgio Caproni, uno dei protagonisti del Novecento letterario italiano.

Presentato da Teatri Uniti, nell’ambito delle attività della Fondazione Salerno Contemporanea, l’allestimento si avvale della musica di Federico Odling, che la eseguirà in scena, il suono di Daghi Rondanini, i costumi di Ortensia De Francesco, per la regia di Andrea Renzi.

Tratta dal poema-melodramma Il Conte di Kevenhaller, che lo stesso Caproni definì “un’Operetta a brani … finita e infinita”, la pièce mette in scena una fusione di parole e melodia, attraverso il racconto di un cacciatore alle prese con un’allegorica bestia assassina che rappresenta il male assoluto.

“Uno spettacolo a due voci in cui – spiega Renzi – mettiamo in gioco la nostra natura d’interpreti, convinti che Poesia e Musica possano costituire la risposta meno provvisoria all’imbarbarimento da consumo”.

Il viaggio intrapreso all’interno dell’opera di Caproni è un’escursione ad alta quota, che va ben oltre l’occasione del centenario della nascita e il doveroso omaggio a una delle voci più alte della letteratura italiana contemporanea. Ogni giorno di lavoro dedicato alla sua poesia è un’esperienza di crescita.

Fin dalla prima collaborazione teatrale, per Santa Maria D’America nel 2004, Renzi e Odling ipotizzarono una messinscena del poemetto Il Conte di Kevenhuller, datato 1986. Un denso testo della maturità, in cui Caproni gioca, nella composizione, a disporre l’azione del protagonista tra le pieghe di un libretto musicale e questa sua scelta è stata raccolta come un’istigazione al teatro.

Ma Il Conte di Kevenhuller è solo una vetta di una più vasta catena montuosa ed è stato naturale prolungare l’esplorazione ai Versi livornesi, dedicati alla madre, al famoso Congedo, ai sorprendenti e anarchici “versicoli”, alle nitide prose.

“Abbiamo incontrato, distribuite in tutto l’arco della sua opera, – aggiunge Renzi – numerose parole estratte dal lessico musicale: orchestra, concerto, cabaletta, partitura, cadenza. E’ uno dei segnali che hanno catturato la nostra attenzione”.

L’amore mai sopito per la musica, che il giovane violinista Caproni, una volta abbandonati gli studi compositivi, ha riversato nella scrittura, la sua dichiarazione di poetica sintetizzata nel “far musica nuova senza abbandonare il linguaggio tonale”, la limpida cantabilità ma al confine del nulla, hanno fatto da guida nell’allestimento, per attraversare, così, la sua opera in forma di concerto.