Capitan America: un sogno lungo più di 30 anni

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[oblo_image id=”3″]Nell’ultimo numero della sua serie, uscito questo mese anche in Italia, Capitan America – il celebre eroe a stelle e strisce pubblicato dalla Marvel – cade sotto i colpi di un cecchino con modalità che rievocano, in maniera molto esplicita, quelle dell’attentato al presidente Kennedy.

Il personaggio, dai chiari connotati propagandistici, nasce nel lontano 1941 dalla fantasia dei cartoonist Joe Simon e Jack kirby, come incarnazione del sentimento democratico americano, opposto alla tirannia nazista che all’epoca imperversava in Europa. I suoi primi nemici sono, per l’appunto, spie e sabotatori nazisti in suolo statunitense; in seguito l’eroe si reca personalmente al fronte, al fianco dei Marines, durante la seconda guerra mondiale. Caduto accidentalmente in uno stato di ibernazione durante un’operazione militare, sarà poi ritrovato dal super-gruppo dei Vendicatori all’alba degli anni ’60: al suo risveglio non trova più lo stesso Paese che interveniva per liberarci dai tedeschi. Al suo posto trova l’America del Vietnam, degli Yuppiese del consumismo esasperato.

[oblo_image id=”2″]La storia di cui parlo è il tragico epilogo del mega-evento Civil War, saga appena conclusasi che racconta il varo, da parte dell’amministrazione Bush, di un Atto di registrazione dei superumani, che obbliga – per motivi di sicurezza nazionale – tutti gli individui dotati di superpoteri a rivelare la propria identità segreta e a mettersi al servizio del governo. La comunità dei super-eroi si ritrova così spaccata in due, da una parte i sostenitori della registrazione – che vedono nell’Atto un naturale evolversi della figura del super-eroe – dall’altra i ribelli, che lo interpretano invece come un attacco alle libertà individuali e civili. A sorpresa, quello che pareva essere l’eroe più reazionario di tutti, Capitan America, si rivela essere il più fervente oppositore della legge, e come tale diventa il leader della “Resistenza”, un folto gruppo di eroi anti-registrazione. Alla fine si arrenderà sotto la spinta dell’opinione pubblica e sarà ucciso a colpi di arma da fuoco da un cecchino proprio mentre, ammanettato e scortato, circondato da una folla di giornalisti e manifestanti, sale le scale del palazzo di giustizia di Manhattan per sottoporsi a processo.

La chiusura di Captain America – con sommo piacere di Ed Brubaker, sceneggiatore della serie, e dell’intero staff Marvel – è diventata incredibilmente un evento culturale a cui i mass-media internazionali hanno dato molto risalto, più di quanto ne abbiano dato all’analoga notizia della (presunta) morte di Superman data all’inizio degli anni ’90 dalla concorrente Dc Comics. La morte di Cap (come lo chiamano affettuosamente i fans) è un caso mediatico proprio per la sua profonda carica simbolica; rappresenta infatti il tramonto del sogno americano, il sogno di una nazione che oggi più che in qualsiasi altro momento storico soffre di una prepotente crisi di valori e di credibilità. Fortemente scossi dai fatti dell’11 settembre 2001, gli Stati Uniti sembrano oggi ostentare il loro ruolo di “ambasciatori di democrazia” all’interno di un contesto mondiale molto diverso da quello che diede i natali al personaggio, che indubbiamente ha sempre rappresentato il lato buono dell’American Way of life, contro quella parte oscura che inghiottì kennedy, Martin Luther King e, prima di loro, Lincoln, Malcom X e John Lennon.

[oblo_image id=”1″]Mentre un intero popolo si ritrova a vivere l’angoscia del terrorismo, la morte di Capitan America e, più in generale, la saga Civil War hanno avuto il merito di riflettere, attraverso la realtà parallela degli eroi di carta, sulla questione reale della sicurezza nazionale e della limitazione delle libertà civili seguite alla tragedia di Ground Zero; i fatti raccontati nel fumetto riflettono con coraggio su una fondamentale questione “politica”, la stessa che affronta il protagonista, quando si chiede se e quanto sia importante la sua battaglia per la libertà; come spiega Giorgio Lavagna, curatore della testata italiana, << Alla fine Cap ha compreso che la libertà in nome della quale tanto tempo fa, all’inizio della seconda guerra mondiale, si offrì volontario per sperimentare il siero del supersoldato, la libertà per la quale era pronto a dare la vita quel giorno e, da allora, ogni singolo giorno della sua esistenza, non è più un valore. Nel mondo nuovo (…) forse non c’è più posto per un ideale che concepisca i diritti dell’individuo al centro e alla base di tutto. Forse il popolo, la nazione e il pianeta non hanno più bisogno di sentinelle della libertà, ma soltanto di sentinelle >>.

C’è da sperare che tanto idealismo non venga frustrato, anche questa volta, da un’astuta mossa commerciale; sono in molti infatti quelli che sarebbero pronti a scommettere su un imminente ritorno dell’eroe. La Marvel, però, assicura che non si tratta di una trovata. Anche se tutto questo sarebbe assolutamente molto, ma molto americano.

Per approfondimenti: http://www.civilwar.it/http://www.paninicomics.it/