Buck ha scongelato l’Era Glaciale 3

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[oblo_image id=”1″]Se da un lato L’Era glaciale 3 – L’alba dei dinosauri ha scongelato i botteghini riuscendo a portare a casa in soli tre giorni (con le sole 806 copie monitorate da Cinetel) la cifra record di 6.839.643 euro, con una media per copia di 8.486 euro, battendo gli incassi dei precedenti film d’animazione, dall’altra ha congelato i fans che non sanno bene come schierarsi riguardo a questa nuova pellicola.

Si, perché L’Era Glaciale 3 prende una direzione diversa dai precedenti, sia per quanto riguarda la sceneggiatura, sia per lo stile grafico e per la scelta di usare il 3D, che, grazie ai prezzi maggiorati dei biglietti, ha permesso di alzare notevolmente gli incassi.

La storia non è un vero e proprio sequel del L’Era glaciale 2, quanto piuttosto un epilogo. Ci ritroviamo, infatti, di fronte ai soliti personaggi: i mammut Ellie e Menny, che, ormai, hanno messo su famiglia e sono in attesa del loro primo figlio, lo smilodon Diego, che sente di aver perso la sua grinta e la sua ferocia, il bradipo Sid che diventa una pseudo mamma per tre cuccioli di dinosauro, gli opossum Eddie e Crash adoranti per l’avventura e, infine, il mitico Scrat, che scoprirà l’amore.

I protagonisti, che nel primo capitolo erano piaciuti così tanto perché così diversi e ben caratterizzati, nel secondo avevano già risentito di questa loro caratterizzazione e, probabilmente, gli sceneggiatori conoscevano bene i limiti dei personaggi “macchietta”, che riescono a comunicare brillantemente col pubblico solo se rimangono circoscritti ad una sola pellicola. Purtroppo il business cinematografico ha inventato le saghe e sempre più spesso ci si ritrova a vedere lo stesso film modificato in qualche dettaglio, con trame diverse, ma tutto sommato simili.

[oblo_image id=”2″]Tuttavia per scongiurare l’etichetta da colpo di sonno, per ogni nuovo capitolo gli sceneggiatori hanno pensato bene di focalizzare l’attenzione su un nuovo personaggio per evitare che lo spettatore notasse la fragilità dei dialoghi, ridotti all’osso e molto spesso persino banali, e la monotonia dei vecchi personaggi.

Nel terzo capitolo, infatti, è stato introdotto Buck, un furetto incredibile, veramente cool, che ha tenuto in piedi un film d’animazione pronto a crollare nel flop assicurato. Ed è grazie a lui che gli sceneggiatori hanno saputo cambiare un po’ lo stile della saga, dando spruzzate di comicità più televisive e immediate.

Scrat, invece, al quale sono stati dedicati anche dei corti per onorare il suo successo,in questo nuovo episodio è stato affiancato alla nuova scoiattolina Scrattina, dando vita a scene divertenti e simpatiche, anche se, ovviamente, anche qui i cliché si sprecano.

Infine, l’utilizzo del 3D non ha saputo dare alcun valore aggiunto alla trama, che anzi poteva essere gustata anche meglio senza.

Interessanti, come sempre, le citazioni a film (Jurassic Park), romanzi (Moby Dick e l’Inferno di Dante) e cartoon (Alvin Superstar, The Flintstones).

Insomma nel complesso è gradevole, ma la sensazione che manchi qualcosa, che si poteva osare di più, resta.