Bentivoglio e il suo Johnny: la musica e i mitici anni ’70!

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Tenero e romantico, Fabrizio Bentivoglio con questo suo esordio alla regia dimostra di essere persona sensibile, oltre che un superbo attore, quasi incanta con il suo candore, un po’ napoletano e un po’ inglese. Ed intenerisce la mano delicata con la quale dipinge i suoi personaggi, buffi e a tratti folcloristici, ma lui non deride nessuno, anzi sembra tenerli tutti sotto un’ala protettiva, non li giudica mai, e forse ci invita a non farlo nemmeno noi.

[oblo_image id=”2″]”Lascia perdere, Johnny!” è uno stimolo alla memoria di tutti noi; è la storia di una sorta di iniziazione sentimental-musicale di un giovane chitarrista negli anni ’70, ma non è la biografia di nessuno, piuttosto ambisce ad esserlo di tutti.

Il film è il prodotto della “famiglia Bentivoglio” perché è proprio questa la sensazione che si ha, che lui ami i suoi personaggi, forse anche più di quanto si possa amare la propria famiglia. “I ruoli – dice Bentivoglio – li ho scritti pensando agli interpreti del film, e sono personaggi che Bentivoglio ha ricevuto in “dote” dai racconti, alcuni veri, altri verosimili, di Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel”.

“Lascia perdere, Johnny!” è una carezza alla memoria di ciascuno di noi, ai nostri sogni, a un epoca, gli anni ’70, decisamente migliori di quelli che viviamo adesso; un’epoca in cui la nostalgia si mescolava all’ingenuità e all’ironia. Dove la genuinità era ancora un pregio. Questo film è tante cose insieme, è dapprima un inno alla musica, che Bentivoglio ama sopra ogni cosa, e a testimoniarlo basterebbe una frase che pronuncia nel film: “sai cosa ci vorrebbe? Un bello sciopero dei musicisti, così forse la gente capirebbe cos’è la vita senza la musica!“, ma è anche il racconto di come un sogno possa unire e rendere migliori.

Un cast d’eccezione, le facce più belle del nostro miglior cinema, dai fratelli Tony e Beppe Servillo, a Valeria Golino, compagna di Bentivoglio negli anni dei racconti malinconici e forse anche un po’ strampalati di Fausto Mesolella, Lina Sastri, il bravissimo Ernesto Mahieux, e per la prima volta sullo schermo Antimo Merolillo, nei panni di Johnny. Di lui Bentivoglio dice: “non ho dovuto fare provini, quando l’ho visto, ho detto, è lui il mio Johnny“. Antimo è un ragazzo di Caserta con un viso e un atteggiamento più simile ai ragazzi degli anni ’70 che a quelli di oggi. Come a voler dire, è ancora possibile essere “diversi”.

[oblo_image id=”1″]Questo film è un eccellente esordio, grazie anche alla fotografia curata dal grande Luca Bigazzi, che ci restituisce una immagine del nostro Sud in tutto il suo fascino e in tutto il suo folclore. La colonna sonora è coinvolgente ma discreta, curata dalla sapienti mani degli Avion Travel. Il film è uscito nelle sale il 30 novembre, prodotto dalla Fandango Film di Domenico Procacci, dopo essere stato presentato al Festival del Cinema di Torino, dove Nanni Moretti l’ha voluto con tutte le sue forze, e dove Bentivoglio & Company sono andati volentieri, perché è proprio così che immaginavano presentarlo, senza il tappeto rosso nè gli smoking.